La Commissione Europea ha preso di mira la piattaforma di TikTok, accusandola di aver progettato la propria app in modo da creare dipendenza negli utenti. Al centro delle contestazioni ci sono funzionalità tipiche del social, come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e il modo in cui funziona l’algoritmo.

Nelle conclusioni preliminari dell’indagine della Commissione Europea sul rispetto del Digital Services Act, è emerso che TikTok non ha valutato in maniera adeguata il modo in cui è progettata l’applicazione, che ha un impatto sul benessere delle persone. A Bruxelles si accusa il social di “premiare” continuamente l’utente con nuovi contenuti, alimentando la voglia di continuare a scorrere il feed senza interruzioni in una sorta di modalità “pilota automatico”.

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TikTok nega tutte le accuse della Commissione

Queste dinamiche, secondo la comunità scientifica, possono favorire comportamenti compulsivi ridurre la capacità di autocontrollo negli adulti problematici e, soprattutto, nei minori. L’esecutivo europeo ha inoltre accusato TikTok di aver deliberatamente ignorato segnali importanti, come il tempo passato sulla piattaforma durante le ore notturne o il numero di volte in cui l’app viene aperta durante la giornata.

Per questo motivo la Commissione Europea ha richiesto a TikTok di modificare il design di base dell’interfaccia, disattivando lo scorrimento infinito e introducendo pause obbligatorie e un nuovo algoritmo, in modo da ridurre il rischio di immersione continua e non controllata dei contenuti. ByteDance, proprietaria della piattaforma, ha respinto con decisione tutte le accuse, dichiarando che il quadro tracciato dalla Commissione è una rappresentazione completamente distorta della realtà.

TikTok permette già, all’interno delle impostazioni, di limitare il tempo di utilizzo dell’applicazione o di attivare controlli parentali per i minori, ma secondo la Commissione questi strumenti non sarebbero sufficienti per mitigare i rischi. Queste funzioni sono infatti facilmente evitabili da parte degli utenti, mentre non tutti i genitori possiedono le competenze tecniche necessarie per attivare il controllo parentale all’interno dell’app.

Nell’ultimo periodo sempre più piattaforme social stanno subendo pressioni da parte di enti governativi. In Spagna, per esempio, si vuole seguire l’esempio dell’Australia e vietare i social ai minori di 16 anni, mentre in Francia, Danimarca e nel nostro Paese sono già attive misure di verifica dell’età per alcune piattaforme.

TikTok ha annunciato di voler contestare le conclusioni preliminari in tutte le sedi possibili ma, se le violazioni del Digital Services Act venissero confermate, potrebbe andare incontro a multe molto pesanti che possono arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale.

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