Quando si parla di Large Hadron Collider (LHC), è inevitabile pensare alle grandi scoperte della fisica delle particelle, dal bosone di Higgs in poi, ma difficilmente lo si associa a qualcosa di molto più quotidiano come il riscaldamento domestico. Eppure, proprio il più grande acceleratore di particelle del mondo sta assumendo un nuovo ruolo, grazie a un sistema di recupero del calore che permette di riscaldare migliaia di abitazioni francesi sfruttando l’energia termica generata dal suo funzionamento.
Dal raffreddamento degli elettromagneti dell’LHC al riscaldamento delle città
L’LHC è una macchina imponente, un anello sotterraneo lungo 27 chilometri, situato sotto il confine tra Francia e Svizzera, nei pressi di Ginevra, operativo dal 2009 e fondamentale per alcune delle scoperte più importanti degli ultimi decenni. Per funzionare correttamente tuttavia, richiede un raffreddamento estremamente complesso, in particolare per gli elettromagneti superconduttori e per i sistemi criogenici, che devono essere costantemente raffreddati ad acqua.
Tradizionalmente, il calore generato da questi processi veniva semplicemente dissipato tramite torri di raffreddamento, rilasciando energia termica nell’atmosfera; ora invece, il CERN ha deciso di riutilizzare questa energia di scarto, convogliandola in un nuovo sistema di scambio termico installato presso il Punto 8 dell’LHC, uno dei punti in cui l’acceleratore raggiunge la superficie.
Nel dettaglio, l’acqua calda proveniente dal sistema di raffreddamento dell’LHC viene fatta passare attraverso due scambiatori di calore da 5 MW, che trasferiscono l’energia termica a una rete di riscaldamento urbana a servizio di una nuova area residenziale e commerciale della vicina città francese di Ferney-Voltaire.
La rete, inaugurata ufficialmente il 12 dicembre, è operativa da metà gennaio e dovrebbe fornire l’equivalente del fabbisogno di diverse migliaia di abitazioni, riducendo la dipendenza da fonti energetiche tradizionali come il gas e prevenendo l’emissione di migliaia di tonnellate di CO₂.
Attualmente, la città utilizza fino a 5 MW di potenza termica fornita dal CERN, ma la presenza di due scambiatori rende teoricamente possibile raddoppiare la capacità, soprattutto quando gli acceleratori saranno pienamente operativi.
Un aspetto interessante riguarda il futuro prossimo dell’LHC, a partire dall’estate del 2026 infatti, l’acceleratore entrerà nel cosiddetto Long Shutdown 3 (LS3), una lunga fase di manutenzione e aggiornamento che si protrarrà fino al 2030, necessaria per preparare il terreno al Large Hadron Collider ad alta luminosità e agli aggiornamenti di fase II degli esperimenti ATLAS e CMS.
Nonostante ciò, il sistema di riscaldamento non verrà interrotto, alcune installazioni del Punto 8 continueranno a richiedere raffreddamento anche durante LS3, permettendo al CERN di fornire comunque tra 1 e 5 MW alla rete di Ferney-Voltaire, fatta eccezione per un totale di circa cinque mesi distribuiti nel periodo di inattività.
Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di gestione energetica responsabile portata avanti dal CERN, in linea con i requisiti ISO 50001. Il recupero del calore è infatti uno dei pilastri dell’impegno verso una ricerca scientifica più sostenibile, insieme alla riduzione dei consumi e al miglioramento dell’efficienza energetica.
Tra le iniziative già avviate o in programma figurano:
- il Centro Dati di Prévessin, inaugurato nel 2024, dotato di un sistema di recupero del calore che riscalderà la maggior parte degli edifici del sito a partire dall’inverno 2026/2027
- il futuro recupero del calore dalle torri di raffreddamento del Punto 1 dell’LHC, destinato agli edifici del sito CERN di Meryn
Nel complesso, queste iniziative dovrebbero consentire un risparmio compreso tra 25 e 30 GWh all’anno a partire dal 2027, segnando un passo concreto verso una gestione energetica più efficiente e consapevole.
Il progetto dimostra come infrastrutture scientifiche di enorme complessità possano avere ricadute dirette e tangibili sulla vita quotidiana, trasformando un’esigenza tecnica (il raffreddamento di un acceleratore di particelle) in una risorsa per il territorio. Un esempio virtuoso che, come spesso accade, potrebbe fare scuola anche in altri contesti ad alta intensità energetica.
Resta ora da capire se e quanto questo modello potrà essere esteso in futuro ad altre parti dell’LHC e ad altre comunità locali, ma la direzione intrapresa dal CERN appare piuttosto chiara.
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