Il giudice distrettuale Edward Davila ha accolto solo in parte le richieste di Apple di accedere in via accelerata alle prove nella causa per presunta appropriazione di segreti commerciali contro due suoi ex dipendenti, OpenAI e io Products. L’ordinanza impone la consegna di immagini forensi, materiali sui colloqui di reclutamento e conversazioni su LINE, autorizza alcune deposizioni e rinvia ad altra fase le richieste giudicate troppo ampie.

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La causa contro OpenAI e i suoi ex dipendenti

La causa risale allo scorso luglio, quando Apple si è rivolta al tribunale distrettuale per il distretto nord della California sostenendo che Chang Liu e Tang Tan abbiano consultato o riutilizzato in modo improprio informazioni riservate su prodotti e tecnologie dell’azienda per far avanzare lo sviluppo dell’hardware consumer di OpenAI. Nel mirino c’è anche il modo in cui OpenAI avrebbe raccolto notizie dai dipendenti Apple durante i colloqui di selezione. Secondo l’accusa, Tan, già vicepresidente in Apple e oggi responsabile dell’hardware di OpenAI, avrebbe spinto i candidati a condividere dettagli riservati; Liu, che ha lavorato otto anni in Apple come senior systems electrical engineer, non avrebbe restituito un portatile aziendale, usandolo invece per scaricare materiale protetto. Il reclamo nomina cinque convenuti, Tan, Liu, OpenAI Foundation, OpenAI Group PBC e io Products, e l’indagine avviata da Apple avrebbe già individuato altri undici ex dipendenti della società potenzialmente testimoni o coinvolti, tra cui Yu-Ting “Alyssa” Peng.

Insieme al risarcimento, Apple ha chiesto un’ingiunzione preliminare che impedisca ai convenuti di integrare ulteriormente i presunti segreti nei propri prodotti mentre il procedimento è in corso, oltre a un accesso anticipato a documenti interni, prove informatiche e testimonianze dei dipendenti OpenAI. La difesa ha contestato la richiesta, definendola troppo ampia e non necessaria, dato che il normale iter processuale stava per iniziare.

Cosa ha stabilito il giudice Davila

Davila ha riconosciuto buona parte delle istanze di Apple. I convenuti dovranno consegnare tutte le immagini forensi già raccolte in relazione ai fatti contestati, comprese quelle esaminate dal perito di OpenAI, e i documenti usati per impostare e condurre i colloqui con i candidati provenienti da Apple per il Consumer Hardware Products Group di OpenAI, tra cui elenchi di controllo, guide, istruzioni, manuali e scalette. Dovranno essere prodotte anche le presentazioni tecniche, comprese le Technical Deep Dive, che riassumono il contenuto di quei colloqui o contengono riferimenti a tecnologie e componenti Apple, oltre allo storico delle conversazioni su LINE tra Liu e Peng dal 1 gennaio 2026, incluse quelle contenenti i messaggi citati in un precedente atto della difesa. Il giudice ha inoltre autorizzato le deposizioni di Liu, Tan e Peng e dei rappresentanti aziendali di OpenAI e io Products.

Su altri fronti, però, Apple è rimasta a mani vuote. L’accesso accelerato ai documenti di ricerca e sviluppo di OpenAI su finiture metalliche, gestione dell’energia e funzionalità delle batterie destinate all’hardware consumer è stato negato: se ne parlerà nel corso dell’ordinaria fase di acquisizione probatoria. Le decisioni relative a ciò che Apple definisce “Apple Originated Information” sono state invece rinviate, perché la definizione fornita è apparsa al giudice amorfa nella sua formulazione attuale. L’azienda ha cinque giorni per confrontarsi con le controparti e depositare una versione più ristretta, se intende riprovare. L’ordinanza stabilisce anche se le deposizioni anticipate rientrino nei limiti previsti dalle regole federali sulla scoperta delle prove e fissa le scadenze per la consegna dei documenti e l’assunzione delle testimonianze.

Il rischio di prove distrutte

Alla base dell’accelerazione dei tempi c’è la valutazione del tribunale sull’esistenza di un concreto pericolo di distruzione di prove informatiche critiche. L’attenzione è caduta in particolare sugli scambi tra Liu e Peng dedicati alla cancellazione di dispositivi elettronici di proprietà di Apple. A questo si aggiunge il ragionamento del giudice, secondo cui i segreti commerciali contestati rischiano di intrecciarsi a tal punto con i prodotti hardware e le attività di ricerca e sviluppo di OpenAI da rendere il danno difficilmente reversibile. Su questa base si prepara il terreno per l’udienza sull’ingiunzione preliminare, dove si deciderà se OpenAI debba interrompere subito l’uso di qualsiasi informazione riservata che, secondo Apple, sarebbe stata ottenuta dalla società.