L’intesa appena raggiunta tra Unione Europea e Cina sul commercio delle auto ibride viene raccontata in due modi opposti: Pechino parla di margini per nuove crescite dell’export, Bruxelles di un dimezzamento delle spedizioni. Nel mezzo resta ancora molta incertezza sui dettagli operativi, e capire quale sarà l’effetto concreto non è possibile.

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Due letture opposte della stessa intesa

Il ministero del Commercio cinese ha accolto l’accordo con soddisfazione. Secondo Pechino il testo consentirà di ampliare ulteriormente le esportazioni rispetto ai volumi registrati nel 2025, assicurando ai costruttori nazionali i margini necessari per aumentare poco alla volta le spedizioni verso l’Europa, in un equilibrio tra le esigenze delle due industrie che terrebbe conto delle dinamiche attuali del mercato.

Da Bruxelles arriva però una versione diversa. Il commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, Maroš Šefčovič, ha parlato di dimezzamento delle esportazioni cinesi di ibride, sia HEV sia PHEV, verso i Paesi dell’Unione. Il punto di attrito starebbe nella base di calcolo presa a riferimento, un elemento che la Commissione europea non ha ancora chiarito ufficialmente.

Accordo UE-Cina sulle auto ibride: Pechino annuncia crescita, Bruxelles un taglio del 50% 1

A complicare il quadro contribuiscono i numeri citati dal dicastero cinese, che poggiano sui dati Eurostat: nell’arco di dodici mesi le importazioni europee di ibride prodotte in Cina sono quasi triplicate, passando da 107.000 unità nel 2024 a 302.000 nel 2025. È dal picco dello scorso anno che Pechino fa partire la propria previsione di sviluppo, mentre resta da capire come l’ipotesi di un dimezzamento possa convivere con una prospettiva di crescita.

Il governo cinese ha poi ribadito i tre criteri che, a suo dire, hanno guidato il negoziato: rispetto dei fatti, non discriminazione e piena conformità alle regole internazionali. Su questa base le misure non dovrebbero colpire in modo specifico i prodotti cinesi né discriminare i produttori del Paese, che manterrebbero un accesso al mercato comunitario non inferiore a quello di qualsiasi altro fornitore, nel rispetto degli standard dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Il tetto alle importazioni e il nodo del dimezzamento

Sul piano operativo, l’Unione europea limiterà le importazioni di ibride cinesi a 350.000 auto all’anno, con una clausola di salvaguardia che potrebbe scattare già dal 1° dicembre. Il tetto vale per il primo anno di applicazione e poi cresce del 6% annuo a partire dal secondo. La misura avrà una durata di quattro anni, con entrambe le parti vincolate al rispetto delle regole dell’OMC.

Il limite riguarderà tutte le importazioni di veicoli ibridi, non soltanto quelle di origine cinese, proprio per non discriminare alcun fornitore. Il dimezzamento evocato da Bruxelles richiede però una precisazione: non si tratta di tagliare subito del 50% i flussi rispetto al 2026, ma di ridurre di oltre la metà le esportazioni di HEV e PHEV rispetto ai volumi attesi nel prossimo quadriennio in uno scenario in cui nulla cambiasse. Secondo Šefčovič una correzione di questo tipo eviterebbe l’ingresso nell’Unione di diversi milioni di automobili nell’arco di quattro anni. Resta comunque impossibile stabilire l’impatto effettivo delle nuove norme, perché nessuna delle due parti ha reso noti quote volumetriche, tempi di entrata in vigore ed entità esatta degli aumenti concessi.

Quote di mercato, reazioni e prossimi passi

La spinta delle ibride cinesi in Europa si legge anche nelle quote di mercato. Nel primo semestre del 2026 i marchi cinesi hanno coperto il 14% del mercato degli ibridi, contro il 2% del 2024, e il 25% di quello degli ibridi plug-in, partendo dallo stesso 2% di due anni prima. Marchi come BYD e MG Motor hanno puntato proprio su questi modelli, con le importazioni salite da 3.800 unità nell’ottobre 2024 a 50.000 a luglio 2026.

L’Associazione dei costruttori di automobili europei (ACEA) ha accolto con favore l’annuncio bilaterale di un accordo provvisorio pensato per affrontare i “gravi squilibri commerciali” e, in attesa di esaminare i dettagli completi, lo ha definito:

Un passo positivo verso l’allentamento delle tensioni commerciali.

Per l’Unione europea l’intesa porta anche altri vantaggi: migliora l’accesso al mercato cinese per una serie di prodotti, dai ricambi auto all’olio d’oliva fino alle calzature, che oggi valgono quasi 4 miliardi di euro di esportazioni, con almeno 225 milioni di euro di risparmi sui dazi. È in programma una videoconferenza a gennaio, seguita da un nuovo incontro a marzo 2027.