Skoda sta completando l’elettrificazione della sua berlina più venduta e stavolta lo fa senza chiedere al cliente di passare dalla presa di corrente, perché la nuova variante ibrida ricarica la propria batteria da sé sfruttando il motore a benzina e il recupero in frenata.
La tecnologia non nasce a Mladá Boleslav bensì all’interno del Gruppo Volkswagen, dove ha debuttato nei mesi scorsi su Golf e T-Roc, e ora scende sotto il cofano della Octavia Full Hybrid nelle due carrozzerie di sempre. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.
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Due motori elettrici, una frizione smart e tre regimi distinti
Alla base di tutto c’è un quattro cilindri 1.5 TSI evo2 a ciclo Miller affiancato da due unità elettriche, una delle quali lavora come generatore mentre l’altra si occupa di spingere la vettura, il tutto affidato a un cambio automatico a rapporto singolo e a una frizione che si apre e si chiude in autonomia senza che il guidatore debba fare nulla.
L’architettura è di tipo serie-parallelo, dunque il benzina può alternativamente produrre corrente per alimentare il motore elettrico oppure collegarsi direttamente alle ruote, a seconda di quale delle due strade risulti più efficiente in quel preciso momento.
Le potenze complessive sono due, 100 kW nella variante di accesso e 125 kW in quella superiore, con il solo contributo termico che si attesta rispettivamente su 96 kW e 110 kW. La velocità massima è limitata elettronicamente a 180 km/h su entrambe le declinazioni, scelta che tradisce la vocazione della vettura, che punta sui consumi e non sulle prestazioni di punta.
Il sistema lavora su tre regimi distinti e passa dall’uno all’altro in base alla velocità e alla richiesta di coppia. In partenza e nelle manovre a bassa andatura la Octavia procede in elettrico puro, con un’autonomia a zero emissioni che la casa dichiara fino a 2 km, quindi utile nel traffico fermo o in un parcheggio ma non molto oltre. Sotto i 60 km/h entra invece in azione la configurazione ibrida in serie, nella quale il benzina non muove mai le ruote e si limita a far girare il generatore, mentre superata quella soglia la frizione collega il termico alla trasmissione e si passa alla logica parallela, con i due propulsori che lavorano insieme.
Prima di andare avanti, segnaliamo che la batteria agli ioni di litio ha una capacità di appena 1,6 kWh ed è alloggiata sotto i sedili posteriori, con un sistema di gestione che la mantiene in una finestra di carica compresa tra il 40 e il 90 per cento proprio per garantirne la durata nel tempo. Nessuna presa di ricarica, dunque, e nessun cavo da portarsi dietro.








Il bagagliaio resta quello di sempre, o quasi
La posizione scelta per l’accumulatore ha un vantaggio concreto, visto che la capacità di carico rimane intatta rispetto alle altre motorizzazioni della gamma. La berlina dichiara 460 litri che diventano 1.400 litri abbattendo i sedili, mentre la wagon si spinge fino a 485 litri in configurazione normale e 1.540 litri una volta ripiegato il divanetto, numeri che continuano a fare della Octavia una delle familiari più capienti del segmento.
A bordo non cambia nulla rispetto a quanto già conosciamo, con il display centrale da 13 pollici al centro della plancia, il Virtual Cockpit da 10 pollici davanti al guidatore e un pacchetto di assistenze alla guida di livello 2 che comprende il mantenimento della corsia e il cruise control adattivo.
Allestimenti, ordini e arrivo in Italia
La Octavia Full Hybrid sarà proposta nei tre allestimenti che già scandiscono il resto della gamma, ovvero Executive, Style e Sportline, con il primo a fare da ingresso e l’ultimo a giocare la carta dell’impostazione più sportiva negli interni e nei dettagli estetici. Gli ordini apriranno a metà ottobre 2026, mentre le prime consegne ai clienti italiani sono attese per gennaio 2027.
Resta dunque da capire quanto il listino riuscirà a tenersi vicino a quello delle versioni mild hybrid, perché su un modello che vive di flotte e di chilometri autostradali la differenza di prezzo pesa almeno quanto quella di consumo.
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