C’è una certa ironia storica in quello che SpaceX ha annunciato martedì 25 agosto insieme al governatore della Louisiana Jeff Landry: lo stato che negli anni Sessanta costruì gli stadi del razzo Saturn V, quello che portò gli astronauti dell’Apollo sulla Luna, non ha mai ospitato un lancio orbitale sul proprio territorio. Starbase Louisiana, il nuovo spazioporto da 100 miliardi di dollari annunciato per la costa di Vermilion Parish, punta a colmare quel vuoto in modo piuttosto plateale: diventare, nelle parole della stessa azienda, il più grande sito di lancio del pianeta.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Pubblicità-9%

Un sito da 125.000 acri, dieci rampe e un ex terreno Exxon

Il nuovo impianto sorgerà su un terreno di 125.000 acri nei pressi di Pecan Island, un’area costiera paludosa appartenuta in precedenza a Exxon. Secondo quanto descritto dal Louisiana Economic Development, l’ufficio statale che segue gli aspetti economici del progetto, la struttura finale comprenderà cinque complessi, ciascuno con due torri di lancio Starship, per un totale di dieci rampe, ognuna dotata di una propria riserva di propellente prodotto direttamente in loco. Il progetto prevede inoltre impianti per la produzione di metano, generazione elettrica, strutture per la lavorazione dei veicoli, un sistema di trasporto marittimo per spostare gli Starship dal Texas, probabilmente un aeroporto, e persino alloggi per i dipendenti SpaceX e le loro famiglie: un vero e proprio spazioporto pensato per essere autosufficiente, non solo un insieme di rampe di lancio.

I lavori di costruzione dovrebbero iniziare nel 2027, con il primo lancio da Starbase Louisiana previsto non prima del 2029. Sarà il quarto sito di lancio SpaceX, dopo quello originale in Texas, la Florida e la California, e secondo l’azienda diventerà il più grande dell’intera rete aziendale.

La presidente di SpaceX Gwynne Shotwell, presente all’evento di annuncio insieme al governatore Landry, ha collegato esplicitamente la scala del progetto a piani che vanno oltre il lancio di satelliti tradizionali: l’azienda starebbe pianificando di utilizzare Starship anche per costruire la propria rete di intelligenza artificiale in orbita e un’infrastruttura orbitale pensata per “spostare il supercalcolo nello spazio”, una risposta alla crescente domanda di risorse computazionali generata dall’IA. «Mettendo insieme tutto questo, questi compiti richiederanno migliaia di lanci», ha dichiarato Shotwell. «Starbase Louisiana è progettata fin dal primo giorno per sostenere questo drastico aumento nella cadenza di lancio».

Elon Musk, in un video diffuso in occasione dell’annuncio, ha rincarato la dose con cifre ancora più ambiziose di quelle diffuse ufficialmente dallo stato: «Starbase Louisiana avrà infine oltre una dozzina di torri di lancio, permettendo più di 30 voli Starship al giorno e rendendolo il più grande sito di lancio sulla Terra». È un numero di torri superiore alle dieci rampe descritte nel piano ufficiale del Louisiana Economic Development, così come la stima occupazionale di Musk, “probabilmente diecimila posti di lavoro davvero entusiasmanti”, supera quella più contenuta di circa 3.000 posti diretti nel corso del prossimo decennio indicata dallo stesso ente statale. Non è raro che le dichiarazioni pubbliche di Musk anticipino, e talvolta superino, le cifre più caute della pianificazione ufficiale, ed è un divario che vale la pena tenere a mente leggendo i numeri più eclatanti circolati attorno all’annuncio.

Un’ambizione che precede di gran lunga la sua realizzazione

Vale la pena essere chiari su cosa rappresenti davvero, oggi, l’annuncio di Starbase Louisiana. “Migliaia di lanci l’anno” descrive la capacità finale a cui SpaceX punta a pieno regime, non una cadenza già autorizzata dai regolatori, né un carico di lavoro concreto già pianificato, né una garanzia che domanda di mercato e tempi di rigenerazione dei veicoli saranno pronti non appena la prima rampa entrerà in funzione. Tra il primo lancio previsto per il 2029 e l’obiettivo di migliaia di voli l’anno corre una distanza temporale, tecnica e regolatoria enorme, che l’azienda stessa non ha nascosto, parlando di un traguardo “finale” più che di un piano a breve termine.

Detto questo, il contesto regolatorio si sta effettivamente muovendo nella direzione che renderebbe possibile una cadenza di lancio molto più alta di quella attuale. L’annuncio arriva a pochi giorni da un ordine esecutivo della presidenza Trump che promette una “Golden Age” del volo spaziale, con l’obiettivo dichiarato di portare lanci e rientri combinati a oltre 1.000 l’anno entro il 2030 su tutto il territorio statunitense. La FAA ha già approvato a febbraio fino a 44 lanci Starship l’anno dal Kennedy Space Center in Florida, un tetto che si aggiunge al limite di 25 lanci l’anno concesso alla Starbase texana dopo la revisione del 2024. Se questi numeri sembrano già ambiziosi, danno comunque la misura di quanto siano ancora lontani dalle migliaia di lanci l’anno di cui parla SpaceX per la sola Louisiana.

Sul fronte finanziario, l’annuncio arriva in un momento particolarmente favorevole per l’azienda: SpaceX è diventata una società quotata in borsa nel corso del 2026, con una valutazione di circa 1.770 miliardi di dollari, e il titolo ha guadagnato circa il 2% nella giornata dell’annuncio, chiudendo a 137,95 dollari. Resta da vedere quanto di questa fiducia dei mercati sia legata a un piano dai tempi già definiti, come le prime rampe operative entro il 2029, e quanto invece scommetta sull’obiettivo più lontano e ancora largamente ipotetico delle migliaia di lanci l’anno che dà il nome a questo annuncio.

I nostri contenuti da non perdere: