L’intelligenza artificiale continua a dividere anche il mondo della musica e, questa volta, al centro delle discussioni c’è Edward “Bud” Cole, amministratore delegato di Fender. Alcune dichiarazioni rilasciate dal dirigente durante un’intervista concessa alla rivista T3 in occasione del 75° anniversario della Telecaster sono infatti riemerse nelle ultime settimane, provocando una forte reazione da parte della comunità di chitarristi e musicisti.

Le parole di Cole, che ha cercato di tracciare un parallelo tra il modo in cui i musicisti apprendono attraverso le cover e il funzionamento dei moderni modelli di intelligenza artificiale, sono state interpretate da molti come una svalutazione del percorso di formazione artistica e hanno alimentato un acceso dibattito sul ruolo dell’IA nella creatività musicale.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Pubblicità-27%

Per il CEO di Fender le cover sono una forma di IA analogica

Nel corso dell’intervista, Cole ha spiegato di vedere l’intelligenza artificiale come uno strumento destinato ad affiancare i musicisti piuttosto che a sostituirli. Per sostenere la sua tesi ha utilizzato un paragone destinato a far discutere, affermando che la musica suonata dalle cover band rappresenterebbe, in un certo senso, una forma di intelligenza artificiale analogica.

Secondo il CEO, il processo con cui un chitarrista ascolta le canzoni di altri artisti, ne assimila le tecniche e successivamente sviluppa un proprio stile non sarebbe così diverso dal modo in cui i moderni modelli di IA vengono addestrati su grandi quantità di dati.

Cole ha raccontato anche la propria esperienza personale, ricordando di aver imparato a suonare reinterpretando i brani di gruppi come R.E.M., U2, The Smiths e The Cure; una volta comprese le strutture musicali e le tecniche utilizzate da questi artisti, avrebbe poi iniziato a comporre musica originale.

Nella sua visione, l’intelligenza artificiale potrebbe quindi diventare uno strumento utile per aiutare i chitarristi a essere più produttivi, collaborare con altri musicisti e accelerare il passaggio dall’apprendimento alla composizione.

Il dirigente ha spinto ancora oltre il paragone, arrivando a descrivere i compagni di una band come una sorta di Large Language Model, elementi che ricevono un’idea iniziale e contribuiscono ad ampliarla, migliorarla e svilupparla durante il processo creativo.

Le critiche della comunità musicale

Le dichiarazioni, inizialmente passate quasi inosservate, sono tornate a circolare sui social network e hanno rapidamente attirato l’attenzione di numerosi chitarristi, creator e youtuber specializzati nel mondo della musica.

Molti utenti hanno contestato soprattutto il paragone tra il percorso di apprendimento umano e il funzionamento dei modelli generativi. Secondo gran parte della comunità musicale, imparare una cover non significa semplicemente assorbire dati, ma sviluppare capacità difficilmente riconducibili a un algoritmo, come l’orecchio musicale, il senso del ritmo, il tocco personale, l’interazione con gli altri musicisti e la sensibilità interpretativa.

Altri hanno invece evidenziato quello che ritengono un evidente paradosso commerciale, Fender produce strumenti utilizzati quotidianamente da milioni di appassionati, molti dei quali iniziano proprio imparando a suonare i grandi classici del rock o fanno parte di cover band che si esibiscono nei locali; per questo motivo, alcuni hanno interpretato le dichiarazioni del CEO come una critica indiretta a una parte consistente della clientela dell’azienda.

Non sono mancate neppure le accuse di essersi schierato apertamente a favore delle aziende che sviluppano modelli di IA generativa, proprio mentre gran parte dell’industria musicale continua a contestare l’utilizzo di opere protette da copyright per addestrare questi sistemi.

Una polemica che arriva in un momento delicato per Fender

Le dichiarazioni di Cole arrivano inoltre in una fase particolarmente complessa per Fender, già finita al centro delle discussioni per una controversia completamente diversa.

Nelle ultime settimane l’azienda ha infatti intrapreso un’offensiva legale contro alcuni liutai indipendenti e produttori di strumenti, rivendicando la tutela del celebre design della Stratocaster e arrivando anche ad avviare un’azione legale contro il rivenditore tedesco Thomann.

La sovrapposizione delle due vicende ha contribuito ad alimentare il malcontento di parte della comunità musicale, con diversi creator che hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso e, in alcuni casi, annunciato l’intenzione di non acquistare più prodotti del marchio.

Il tentativo di chiarimento

Di fronte alle numerose critiche, Cole ha successivamente cercato di chiarire il significato delle proprie parole nel corso di un’intervista a Fast Company.

Il CEO di Fender ha spiegato che il suo intento non era quello di equiparare il talento umano ai sistemi di intelligenza artificiale, né tantomeno di sminuire il valore dell’apprendimento musicale tradizionale; al contrario, secondo il dirigente, l’IA rappresenta uno strumento che può aiutare i musicisti a esplorare nuove idee senza sostituire l’esperienza fisica ed emotiva che deriva dal suonare una chitarra.

Resta però il fatto che le sue dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella musica, un tema destinato probabilmente ad accompagnare ancora a lungo l’intero settore. Da una parte c’è chi vede questi strumenti come un supporto alla creatività, dall’altra chi teme che possano ridurre il valore del percorso artistico e contribuire a normalizzare pratiche considerate problematiche, come l’addestramento dei modelli su opere protette dal diritto d’autore.

I nostri contenuti da non perdere: