Nella notte italiana, il razzo più grande mai costruito ha lasciato la rampa di Starbase in Texas per il suo tredicesimo volo di prova. Questa volta, però, c’era qualcosa di diverso a bordo: 20 satelliti Starlink V3 reali, la nuova generazione di satelliti per internet che SpaceX ha progettato per rivoluzionare le prestazioni del suo servizio di connettività.

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Un lancio atteso, preceduto da più rinvii

Arrivare al lancio non è stato semplice. Il primo tentativo, datato 16 luglio 2026, si è concluso con un abort automatico a T-0: il software di volo ha rilevato che quattro motori Raptor non soddisfacevano i parametri di avviamento accettabili e ha bloccato tutto in extremis, proteggendo sia il veicolo che la rampa di lancio. Un secondo tentativo il 23 luglio è stato invece rinviato per condizioni meteorologiche avverse. Solo al terzo tentativo il Booster 20 e la Ship 40 hanno finalmente potuto alzarsi in volo, con tutti e 33 i motori Raptor del Super Heavy accesi e un record stabilito già durante la salita: la pressione dinamica massima raggiunta, nota come Max-Q, ha superato i valori registrati nei voli precedenti.

Il carico trasportato in questa missione rappresenta una svolta concreta per il programma: circa 34,1 tonnellate di payload, mai viste a bordo di Starship prima d’ora. I voli precedenti si limitavano a simulatori di massa o carichi fittizi, mentre qui si è trattato del primo dispiegamento reale di satelliti operativi, un passaggio fondamentale per dimostrare che il vettore è effettivamente in grado di svolgere il ruolo commerciale per cui è stato progettato.

I satelliti Starlink V3: prestazioni da record, ma non ancora per voi

I satelliti Starlink V3 sono la versione più avanzata mai prodotta da SpaceX e portano con sé numeri impressionanti: fino a 1 Tbps in downlink, ovvero dieci volte la capacità dei V2, e 160 Gbps in uplink, con un aumento di 22 volte rispetto alla generazione precedente. Dati che, sulla carta, promettono un salto qualitativo notevole per il servizio Starlink.

Detto questo, chi è già abbonato non noterà alcuna differenza nell’immediato. Questi satelliti non erano destinati a restare in orbita: si trattava di un test dimostrativo, pensato per verificare che i pannelli solari e le antenne si dispiegassero correttamente e che i satelliti riuscissero a connettersi con le stazioni di terra, in particolare quelle in Sudafrica, e con il resto della costellazione tramite laser ad alta capacità. Circa 20 minuti dopo il dispiegamento, tutti e 20 i satelliti sono rientrati nell’atmosfera bruciando, esattamente come previsto dal piano di volo.

Sei di questi satelliti erano stati modificati con una serie di telecamere orientate verso lo scudo termico di Starship, con il compito di scansionarlo durante il rientro e trasmettere le immagini agli operatori a terra. Per rendere il test ancora più utile, SpaceX ha dipinto alcune piastrelle dello scudo di bianco, simulando piastrelle mancanti e creando dei bersagli visivi per le riprese. Un approccio pragmatico che permette di raccogliere dati dettagliati sulle condizioni dello scudo in scenari critici, senza dover attendere un’eventuale anomalia reale.

Ship 40 impeccabile, Super Heavy torna a casa

Sul fronte dei risultati, il volo 13 ha centrato tutti gli obiettivi previsti. La Ship 40 ha completato una missione praticamente senza intoppi: ha dispiegato i 20 satelliti V3, ha tentato con successo la riaccensione in volo di un motore Raptor nello spazio, una prova che non era riuscita durante il Flight 12 a causa di un malfunzionamento di un motore RVac, e ha concluso la sua corsa con un ammaraggio di precisione nell’Oceano Indiano, eseguendo la caratteristica manovra di flip prima del contatto con l’acqua.

Anche il Super Heavy ha avuto un esito positivo: dopo la separazione degli stadi, il booster ha eseguito la manovra di ribaltamento direzionale, completato la fase ad alta spinta del boostback burn con tutti i motori e ha poi portato a termine una discesa controllata. Gli osservatori presenti hanno descritto quello della Ship come il più morbido ammaraggio mai registrato per il programma Starship, un segnale concreto dei progressi compiuti sul fronte della manovrabilità e del controllo nelle fasi finali del volo.

Da notare infine l’incredibile qualità delle immagini trasmesse tra cui la ripresa integrale di Starship che galleggia in mezzo al mare, ripreso da un Drone appostato nel sito di ammaraggio per l’occasione.

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