Il Parlamento Europeo ha votato oggi, 9 luglio 2026, sulla proroga della cosiddetta Chat Control, la deroga che consente alle piattaforme digitali di scansionare su base volontaria le comunicazioni private alla ricerca di materiale di abuso sessuale su minori. Il testo era già stato respinto due volte dall’Aula, ma è tornato al voto attraverso un percorso procedurale diverso, che ha reso più complicato bloccarlo. Il risultato finale è un compromesso parziale: la proroga passa, ma con un emendamento che esclude esplicitamente le comunicazioni protette da crittografia end-to-end, come quelle scambiate su WhatsApp, Signal o iMessage.

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Come si è arrivati al voto di oggi

Per capire la portata della vicenda serve ripercorrere gli ultimi mesi. La deroga, in vigore dal 2021, permetteva ai fornitori di servizi di comunicazione di analizzare volontariamente foto, video e messaggi alla ricerca di contenuti pedopornografici o segnali di adescamento online, incrociando hash noti e modelli di intelligenza artificiale. Il 26 marzo il Parlamento aveva respinto il rinnovo della misura, con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astenuti, e la deroga era di conseguenza scaduta il 3 aprile senza sostituzione.

Il 2 luglio il Consiglio dell’Unione Europea ha ripresentato un testo dal contenuto pressoché identico a quello già bocciato, ma sotto forma di regolamento formalmente nuovo, aggirando così il vincolo per cui un atto scaduto non può essere prorogato. La presidente del Parlamento Roberta Metsola ha riaperto il fascicolo in seconda lettura, una procedura che cambia radicalmente i rapporti di forza: per respingere o modificare la posizione del Consiglio serve la maggioranza assoluta dei deputati, 361 su 720, e non la semplice maggioranza dei presenti in aula. Il 7 luglio l’Eurocamera ha approvato la procedura d’urgenza per accelerare l’esame del testo, con 331 voti a favore e 304 contrari, portando il voto di merito alla plenaria di oggi, l’ultimo giorno prima della pausa estiva, tradizionalmente caratterizzato da un’affluenza in aula più bassa.

Nel voto odierno, una prima maggioranza semplice ha sostenuto il respingimento della posizione del Consiglio, 314 voti favorevoli contro 276 contrari, ma non è bastato a raggiungere la soglia della maggioranza assoluta richiesta in questa fase. Il Parlamento è invece riuscito a introdurre due emendamenti che escludono dall’ambito di applicazione della norma le comunicazioni interpersonali protette da crittografia end-to-end, attualmente o in futuro. Il testo emendato passa ora al Consiglio, che avrà tre mesi di tempo per approvarlo, respingerlo o aprire una fase di conciliazione. Se confermato nella sua forma attuale, il regolamento provvisorio resterebbe in vigore fino al 2028, o fino all’eventuale approvazione di un quadro permanente.

Cos’è Chat Control 2.0, e perché la partita vera si gioca lì

La proroga approvata oggi riguarda quella che nel dibattito pubblico viene chiamata Chat Control 1.0, cioè la versione temporanea e su base volontaria della scansione dei messaggi. Ma esiste un secondo fascicolo, distinto e più ambizioso, comunemente indicato come Chat Control 2.0: è il regolamento permanente, ancora in negoziazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea, che punta a sostituire definitivamente il regime provvisorio.

Le differenze tra le due versioni non sono di poco conto. Mentre Chat Control 1.0 permette alle piattaforme di scansionare i messaggi su base volontaria, la proposta di Chat Control 2.0, nella versione sostenuta dal Consiglio, introdurrebbe obblighi più stringenti: valutazioni del rischio a carico dei fornitori, misure di mitigazione obbligatorie, la possibilità per le autorità di ordinare interventi sui servizi considerati ad alto rischio, oltre a requisiti di verifica dell’età per gli utenti. Il nodo più controverso resta lo stesso che ha animato il dibattito di oggi: se la scansione debba restare mirata, applicata solo in presenza di un sospetto concreto e con l’intervento di un’autorità giudiziaria, oppure debba essere indiscriminata ed estesa anche alle comunicazioni cifrate. L’ultimo round di negoziati tra le istituzioni europee su questo fascicolo, il 30 giugno, si è chiuso senza un accordo, e le trattative dovrebbero riprendere a settembre.

Le posizioni in campo

Il fronte favorevole alla proroga, guidato dal Partito Popolare Europeo e sostenuto in parte dai Socialisti, sostiene che gli strumenti di rilevamento volontario restino essenziali per contrastare la diffusione di materiale di abuso sui minori online, in attesa che venga definito un quadro normativo permanente più solido. Il Consiglio dell’Unione Europea ha più volte ribadito, in comunicati ufficiali, l’intenzione di mantenere la misura fino al 2028.

Dall’altro lato, un fronte trasversale che include Renew Europe, i Verdi e parte della sinistra ha criticato non tanto l’obiettivo della norma, quanto lo strumento scelto per raggiungerlo e il metodo con cui è stata rimessa al voto. La stessa relatrice del dossier, la socialista tedesca Birgit Sippel, ha votato contro la proroga nella forma proposta dal Consiglio, sostenendo che gli Stati membri stessero cercando di forzare la mano al Parlamento anziché negoziare seriamente la versione definitiva del regolamento. Diversi eurodeputati, tra cui esponenti del Movimento 5 Stelle e dei Verdi, hanno definito la scansione indiscriminata dei messaggi una forma di sorveglianza di massa, sostenendo che la tutela dei minori si ottenga con azioni mirate sui sospetti, non analizzando le comunicazioni di milioni di persone senza alcun indizio a loro carico. Alcuni osservatori hanno inoltre sottolineato un aspetto tecnico non secondario: qualsiasi meccanismo che intervenga sulle comunicazioni cifrate richiederebbe di fatto un controllo lato dispositivo prima dell’invio del messaggio, un’architettura che secondo diversi esperti di sicurezza informatica introdurrebbe nuove vulnerabilità sfruttabili anche da soggetti malintenzionati, al di là dell’uso previsto dalla norma.

Resta un punto su cui, nel dibattito, tutte le parti sembrano concordare: la necessità di proteggere i minori online non è in discussione. Il confronto politico riguarda i mezzi, non il fine, e la partita più importante, quella sul regolamento permanente, è ancora tutta da giocare nei negoziati che riprenderanno in autunno.

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