Il gigantesco datacenter Fairwater di Microsoft, inaugurato lo scorso settembre a Mount Pleasant, in Wisconsin, come il datacenter AI più potente al mondo, è finito ora al centro di una causa legale promossa da alcuni residenti della zona, che lamentano un livello di rumore ritenuto eccessivo e ormai diventato persistente.
L’azione giudiziaria, depositata lo scorso 1° luglio, chiede un risarcimento per i danni subiti, senza però specificarne l’entità economica esatta.
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Una struttura tra le più avanzate al mondo, ma con un problema acustico
La struttura, come avevamo raccontato al momento del debutto, rappresenta uno dei datacenter AI più avanzati mai realizzati da Microsoft, avviato utilizzando acceleratori NVIDIA GB200 con rack capaci di elaborare fino a 865.000 token al secondo, una configurazione che richiede un sistema di raffreddamento particolarmente potente per gestire il calore generato.
Ed è proprio quel sistema, secondo la documentazione depositata in tribunale, il cuore del problema visto che, secondo la causa, Microsoft non avrebbe adottato pratiche industriali adeguate per impedire che il rumore prodotto dall’infrastruttura si propagasse oltre il perimetro del datacenter.
I ricorrenti sostengono che il suono invada abitazioni e proprietà private, descrivendo il fenomeno come un ronzio continuo, costante e diffuso, attribuito anche a componenti a bassissima frequenza assimilabili a infrasuoni, difficili da quantificare con le tradizionali misurazioni in decibel. Tra le conseguenze denunciate figurano anche disturbi del sonno per chi vive nelle vicinanze del sito.
Una vicenda che andava avanti da mesi
La questione, va detto, era già emersa nei mesi precedenti, durante la fase di messa in servizio della struttura. Già lo scorso 10 aprile, Microsoft aveva confermato di essere a conoscenza delle segnalazioni provenienti dalla comunità locale, annunciando l’avvio di un’indagine tecnica per individuare la causa del problema e dichiarando l’intenzione di collaborare con i residenti.
Cinque giorni più tardi l’azienda aveva fornito ulteriori dettagli, spiegando che il rumore era stato ricondotto alle ventole del sistema di raffreddamento, temporaneamente costrette a funzionare a velocità elevate durante le operazioni di avvio dell’impianto.
Microsoft aveva precisato che i livelli sonori risultavano comunque conformi ai limiti previsti dalle normative locali, ammettendo però di non aver previsto che la particolare tonalità del rumore potesse propagarsi a distanze così elevate.
Per limitare il fenomeno, il gruppo aveva quindi annunciato la regolazione manuale delle ventole durante il completamento delle attività di startup, l’introduzione di limiti operativi permanenti per la velocità delle stesse, e l’installazione, nei mesi successivi, di ulteriori componenti destinati all’abbattimento del rumore.
Gli interventi non sono bastati a evitare la causa
Nell’aggiornamento più recente, pubblicato lo scorso 18 giugno, Microsoft aveva riferito che il proprio team di ingegneri, insieme ai consulenti incaricati, avesse individuato con precisione la sorgente acustica, eseguito una serie di test e implementato le relative misure di mitigazione.
Secondo l’azienda, il monitoraggio indipendente effettuato sul posto avrebbe mostrato che gli interventi avevano completamente risolto il problema, una valutazione che sarebbe stata confermata anche da diversi residenti della zona interessati dal fenomeno.
Nonostante queste rassicurazioni, la causa è stata comunque presentata poche settimane dopo quell’aggiornamento, segno che almeno una parte della comunità locale non ritiene le misure adottate sufficienti a risolvere davvero la questione. Sarà ora il procedimento giudiziario a stabilire se gli interventi messi in campo da Microsoft siano effettivamente adeguati, o se le contestazioni avanzate dai residenti abbiano un fondamento giuridico solido.
Resta dunque da capire come si evolverà la vicenda nei prossimi mesi, in un momento in cui la corsa all’infrastruttura AI da parte dei colossi tecnologici sta portando datacenter sempre più potenti, e quindi sempre più energivori e rumorosi, a insediarsi in prossimità di centri abitati in tutto il mondo intaccando anche l’esperienza di vita reale, oltre a quella digitale.
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