Ci sono vicende che, partite come dispute tecniche, finiscono per raccontare qualcosa di più grande sul potere, sulla paura e sulle contraddizioni di un’industria che non sa ancora come governare sé stessa. Il blocco dei modelli Fable 5 e Mythos di Anthropic, imposto dal governo americano il 12 giugno con una direttiva sulle esportazioni, è diventato esattamente questo: una storia a più strati che ogni giorno aggiunge un elemento nuovo, complicando il quadro invece di chiarirlo.

L’ultimo sviluppo, datato oggi 24 giugno, ha un protagonista inaspettato. Non è Anthropic, non è la Casa Bianca, non è nemmeno uno dei grandi nomi della tecnologia. È Legion LegalTech Corp, una piccola azienda californiana con sede a San Jose che sviluppa strumenti di intelligenza artificiale per gli studi legali, e che il 23 giugno ha depositato un ricorso presso la corte federale distrettuale di Washington DC chiedendo l’annullamento della direttiva del Bureau of Industry and Security. Per capire perché questa mossa conta, bisogna capire cosa ha perso Legion quando il governo ha ordinato il blocco.

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Uno strumento di lavoro spento per decreto

Legion non è una grande azienda tech che può permettersi di aspettare. Dipende dai modelli di Anthropic per offrire ai propri clienti, studi legali di varie dimensioni, strumenti di redazione e gestione delle cause. Parte del suo team di sviluppo lavora dal Canada, ed è esattamente lì che la direttiva colpisce più duramente: il provvedimento vieta l’accesso a Fable 5 e Mythos a qualunque cittadino straniero, inclusi i residenti negli USA senza passaporto americano e i dipendenti di aziende americane che operano dall’estero. Poiché Anthropic non poteva verificare in tempo reale la nazionalità di ciascun utente, ha disabilitato i modelli per tutti i clienti del mondo in circa 90 minuti dalla notifica.

Per Legion, raccontano i documenti depositati in tribunale, si tratta di un danno che va ben oltre il disagio operativo. Il CEO Arthur Rothrock ha scelto parole precise parlando con Bloomberg: chi garantisce che la stessa cosa non possa capitare domani a OpenAI, o a qualsiasi altro fornitore di modelli? È una domanda che vale per chiunque costruisca un prodotto su infrastrutture di intelligenza artificiale di terze parti, e che mette in evidenza la fragilità strutturale di un intero settore di fronte a interventi governativi unilaterali. Legion ha anticipato anche la richiesta di un’ingiunzione preliminare per sospendere il provvedimento durante il procedimento. Anthropic non è parte della causa e si è limitata a dire di essere grata all’amministrazione per la collaborazione nel tentativo di risolvere la questione.

Il ricorso di Legion non è tuttavia isolato. È la prima volta che un cliente diretto contesta in giudizio un ordine di controllo sulle esportazioni rivolto a un modello commerciale di intelligenza artificiale, ma si affianca all’impugnativa che Anthropic stessa ha già avviato per vie separate. Sul piano storico e giuridico, peraltro, l’uso dei controlli sulle esportazioni per fermare un modello IA invece di un componente hardware come un chip è anch’esso un precedente, e le analogie con le Crypto Wars degli anni Novanta, quando il governo americano tentò inutilmente di limitare la diffusione della crittografia, sono già state evocate da più commentatori.

Quando Mythos ha trovato le falle dell’NSA in poche ore

L’altro elemento che nelle ultime ore ha cambiato la prospettiva dell’intera storia arriva dalla ricostruzione pubblicata dall’Associated Press, che ha intervistato un funzionario statunitense in forma anonima. Il quadro che emerge è al tempo stesso impressionante e, a ben guardarlo, molto meno allarmante di quanto la narrazione ufficiale abbia lasciato intendere.

Mythos, il modello di punta di Anthropic per la sicurezza informatica, è stato usato in un esercizio di red team autorizzato dalle stesse agenzie di intelligence americane. L’obiettivo era testare fino a dove arrivasse puntando il modello contro i sistemi classificati dell’NSA. Il risultato: vulnerabilità individuate nell’arco di poche ore, non settimane. A raccontarlo per primo in pubblico era stato il senatore Mark Warner durante un’audizione dell’11 giugno, citando le parole del generale Joshua Rudd, a capo di NSA e Cyber Command, secondo cui il modello era penetrato in quasi tutti i sistemi classificati con una velocità che non aveva precedenti nei test precedenti.

Quello che la narrazione pubblica aveva lasciato nell’ombra, e che Associated Press ha chiarito, è però il dettaglio decisivo: trovare una falla non è la stessa cosa che sfruttarla. Il funzionario ha precisato che non risulta che Mythos abbia trasformato le vulnerabilità individuate in exploit funzionanti nello stesso arco di tempo. La distinzione non è tecnicismo, ma sostanza. È come dire che qualcuno ha trovato la serratura difettosa, non che sia entrato dalla porta. Warner del resto non stava accusando Anthropic di aver fatto qualcosa di sbagliato: il suo punto era la necessità di rendere obbligatorie le valutazioni dei modelli di frontiera prima del rilascio, non la pericolosità dell’azienda. NSA (National Security Agency) e CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) stavano già usando Mythos sulle proprie reti, e l’agenzia è stata autorizzata a continuare a farlo anche dopo il blocco.

Amazon, SK Telecom e il groviglio degli interessi

Dietro la direttiva del 12 giugno c’è la segnalazione fatta da ricercatori di Amazon al proprio CEO Andy Jassy, che a sua volta aveva contattato la Casa Bianca. I ricercatori avevano trovato un modo per aggirare le protezioni di Fable 5, facendo analizzare e correggere codice vulnerabile al modello, e avevano identificato questo comportamento come un potenziale rischio. Anthropic replica che si trattava di vulnerabilità minori e note, già corrette, e che nessun jailbreak universale è stato dimostrato. Il paradosso rimane: Amazon è il maggiore investitore di Anthropic, con oltre 13 miliardi di dollari impegnati, e la sua segnalazione ha portato al blocco globale dei modelli più avanzati dell’azienda in cui ha investito.

Il nodo geopolitico più delicato riguarda invece SK Telecom, inclusa tra le circa 150 organizzazioni con accesso anticipato a Mythos attraverso il Project Glasswing. La Casa Bianca aveva chiesto ad Anthropic di revocarle l’accesso prima ancora che venisse emessa la direttiva formale, con l’accusa di legami con la Cina. Il sospetto, secondo le ricostruzioni disponibili, si dirigeva più verso il gruppo parentale SK Group che verso l’operatore telefonico in sé, per via di interessi storici e residui nel mercato cinese. SK Telecom nega categoricamente qualsiasi rapporto con Pechino.

Il disgelo al G7 e i conti ancora aperti

Sul fronte diplomatico, qualcosa si è mosso. Trump e Dario Amodei si sono incontrati al G7 di Évian-les-Bains, in Francia, e il presidente americano ha dichiarato di non considerare più Anthropic una minaccia alla sicurezza nazionale, aggiungendo apprezzamenti per il comportamento responsabile dell’azienda. Sul piano formale, però, nulla è cambiato. Né la designazione del Pentagono come rischio per la catena di fornitura, arrivata a marzo dopo il rifiuto di Anthropic di eliminare le protezioni su sorveglianza e armi autonome, né la direttiva del 12 giugno sono state ritirate. È proprio la loro persistenza ad aver convinto Legion ad andare in tribunale.

Due fattori rendono urgente una risoluzione. Il primo è l’IPO in corso di preparazione, con Anthropic che ha depositato in via riservata la documentazione per una quotazione a circa 965 miliardi di dollari: le restrizioni federali pesano sull’incertezza degli investitori. Il secondo è che, secondo fonti citate da più testate, Anthropic avrebbe già completato l’addestramento di un successore di Mythos. Se e quando quel modello venisse rilasciato, si applicherebbe la stessa logica della direttiva attuale? La risposta a quella domanda non c’è ancora, e nessuno a Washington sembra avere fretta di fornirla.

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