Dopo il successo ottenuto con Ingenuity su Marte, la NASA è pronta a spingersi ancora oltre con una delle missioni più ambiziose mai concepite per l’esplorazione del Sistema Solare; stiamo parlando di Dragonfly, il drone destinato a raggiungere Titano (la più grande luna di Saturno), che continua a compiere passi concreti verso il lancio previsto nel 2028.
Negli ultimi mesi l’agenzia spaziale statunitense e il Jet Propulsion Laboratory hanno infatti completato una serie di importanti test sui componenti della sonda volante, confermando i progressi di un progetto che punta a esplorare uno degli ambienti più affascinanti e misteriosi mai visitati dall’uomo. L’arrivo su Titano è attualmente previsto entro la fine del 2034, quando Dragonfly inizierà una lunga campagna scientifica alla ricerca di informazioni preziose sull’atmosfera, sulla superficie e sulla possibile chimica prebiotica del satellite naturale di Saturno.
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Dragonfly sarà molto più grande e complesso di Ingenuity
Se il piccolo elicottero Ingenuity è riuscito a dimostrare la fattibilità del volo controllato su Marte, Dragonfly rappresenta un salto generazionale sotto ogni punto di vista. Il nuovo velivolo della NASA sarà infatti decisamente più grande, più pesante e dotato di una strumentazione scientifica estremamente avanzata.
A differenza di Ingenuity, alimentato tramite pannelli solari, Dragonfly utilizzerà un generatore termoelettrico a radioisotopi (MMRTG) basato sul plutonio-238; questa soluzione è praticamente obbligata considerando la distanza dal Sole di Titano, dove la luce solare è troppo debole per garantire un’alimentazione energetica affidabile attraverso i tradizionali pannelli fotovoltaici.
Grazie a questa fonte di energia, il drone potrà operare per anni e trasportare strumenti dedicati all’analisi dell’atmosfera e del terreno. Tra questi spicca il Dragonfly Mass Spectrometer (DraMS), che combina laser, gascromatografo e spettrometro di massa per identificare e studiare le molecole presenti sulla superficie del satellite. I recenti test condotti dagli ingegneri hanno confermato la capacità dello strumento di riconoscere correttamente composti noti, permettendo così di procedere con le successive fasi di integrazione.
I test procedono secondo i piani
La costruzione del drone continua nel rispetto della tabella di marcia, alla fine di aprile sono stati consegnati i pannelli che costituiscono il corpo principale della struttura, realizzati in alluminio con una particolare configurazione a nido d’ape; questa soluzione consente di mantenere elevata la resistenza meccanica riducendo al tempo stesso il peso complessivo.
Il telaio di Dragonfly pesa circa 230 chilogrammi ed è stato progettato per sopportare sia le sollecitazioni del lancio sia le difficili fasi di ingresso atmosferico e atterraggio. A maggio sono stati eseguiti specifici test di vibrazione e carico statico proprio per verificare la robustezza dell’intera struttura nelle condizioni più estreme.
Anche il sistema di ingresso, discesa e atterraggio è stato sottoposto a verifiche approfondite, nei mesi scorsi la NASA ha testato il complesso sistema di paracadute che rallenterà la discesa verso la superficie di Titano; la densa atmosfera della luna saturnina rappresenterà un’importante vantaggio durante questa delicata fase, consentendo ai grandi paracadute principali di operare in condizioni particolarmente favorevoli.
Parallelamente proseguono le verifiche sullo scudo termico, costruito utilizzando fibra di carbonio e materiali composti leggeri, gli ingegneri stanno valutando la sua capacità di mantenere un’integrità strutturale anche in presenza di eventuali danni durante le fasi più critiche della missione.
Comunicazioni e autonomia per una missione lunga oltre tre anni
Un altro elemento fondamentale riguarda il sistema di comunicazione che consentirà a Dragonfly di restare in contatto con la Terra attraverso il Deep Space Network della NASA. Le prove precedenti si sono concentrate sull’antenna ad alto guadagno da 87 centimetri di diametro, rivestita in Kapton per resistere alle temperature estremamente basse che caratterizzano le lunghe notti di Titano. Accanto a questa antenna saranno presenti anche un sistema a medio guadagno, che fungerà da soluzione di backup, e un’antenna a basso guadagno dedicata alle comunicazioni essenziali.
Una volta raggiunta la destinazione, Dragonfly dovrebbe operare per almeno 3,3 anni, atterrando nella regione del cratere Selk; la missione prevede numerosi spostamenti sulla superficie, il drone potrà infatti decollare ogni uno o due giorni titaniani (i cosiddetti Tsol, equivalenti a circa 16 giorni terrestri) e coprire complessivamente oltre 115 chilometri durante la sua vita operativa.
Le dimensioni saranno decisamente superiori a quelle di Ingenuity, Dragonfly avrà una massa di circa 875 chilogrammi, misurerà 3,85 metri di lunghezza per 1,75 metri di altezza e utilizzerà otto coppie di rotori coassiali da 1,35 metri. Una configurazione che gli permetterà di sfruttare l’atmosfera particolarmente densa di Titano per effettuare voli controllati e spostarsi tra diversi siti di interesse scientifico.
Con il lancio fissato per il 2028 e un viaggio che durerà circa sei anni, Dragonfly si prepara dunque a diventare una delle missioni più innovative mai realizzate dalla NASA; se tutto procederà secondo i piani, il drone potrebbe offrire una visione senza precedenti di uno dei mondi più intriganti del Sistema Solare, contribuendo a comprendere meglio i processi chimici che potrebbero aver favorito l’origine della vita.
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