Dopo settimane di missione storica intorno alla Luna, la capsula Orion di Artemis II sta per compiere l’ultimo e più delicato passaggio: il rientro nell’atmosfera terrestre. L’appuntamento è fissato per la notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile 2026, e per chi vuole seguire l’evento in diretta dall’Italia ci sono orari precisi da segnare.
Nel dettaglio: la copertura live su NASA+ inizierà alle 00:30 CEST di sabato 11 aprile. Alle 01:33 è prevista la separazione del modulo di servizio, seguita dall’ingresso in atmosfera alle 01:53 e dall’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego, intorno alle 02:07. Tredici minuti in tutto, durante i quali gli astronauti Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e Jeremy Hansen affronteranno la fase più critica dell’intera missione.
In quel lasso di tempo, Orion colpirà gli strati superiori dell’atmosfera a circa 40.000 km/h una velocità che renderà i quattro astronauti, tecnicamente, gli esseri umani più veloci della storia. Le temperature esterne sulla superficie dello scudo termico raggiungeranno i 2.700°C, quasi come sulla superficie del Sole. Solo dopo aver dissipato tutta questa energia cinetica, la capsula aprirà i paracadute per rallentare fino a circa 27 km/h prima dell’impatto con l’acqua. A recuperarla ci penserà la USS John P. Murtha, nave della Marina statunitense già in navigazione verso il punto di ammaraggio designato nell’Oceano Pacifico. Una volta recuperati, gli astronauti saranno sottoposti a controlli medici post-missione nell’infermeria della nave, prima di essere trasportati al Johnson Space Center di Houston.
Da segnalare anche la precisione con cui la capsula è stata messa su rotta: poco prima del rientro, i propulsori di Integrity si sono accesi per soli 15 secondi, producendo una variazione di velocità di circa 50 cm al secondo, sufficiente a posizionare la capsula esattamente sulla traiettoria corretta per l’ammaraggio.
Lo scudo termico: la preoccupazione che non è mai scomparsa
Il rientro di Artemis II non è solo uno spettacolo ingegneristico: porta con sé una questione irrisolta che ha tenuto banco tra gli esperti fin dalla missione precedente. Durante il rientro di Artemis I nel 2022, lo scudo termico della capsula Orion realizzato in AVCOAT, una miscela di silice, resine ed epossidici già usata nelle missioni Apollo si comportò in modo anomalo: invece di fondersi gradualmente, il materiale carbonizzato si spaccò e si staccò in frammenti, creando una scia di detriti. Gli ispettori identificarono più di 100 localizzazioni in cui il materiale ablativo si era distaccato in modo inatteso.
La causa individuata dagli ingegneri è che l’AVCOAT non riusciva a “respirare”: i gas generati all’interno del materiale durante il rientro non riuscivano a sfiatare e dissiparsi come previsto, causando un aumento della pressione interna, la formazione di crepe e il conseguente distacco di blocchi di materiale carbonizzato. Il report dell’Ispettore Generale NASA del 2024 fu esplicito: “il comportamento inatteso dello scudo termico rappresenta un rischio significativo per la sicurezza delle future missioni con equipaggio” e, se il problema si fosse ripetuto, avrebbe potuto “portare alla perdita del veicolo o dell’equipaggio”. Tra i danni collaterali rilevati anche una fusione ed erosione inattese sui bulloni di separazione del modulo equipaggio, componenti critici per il corretto funzionamento dei paracadute.
Di fronte a questi dati, la NASA ha scelto di non sostituire lo scudo termico di Artemis II, citando i costi e i tempi che una ri-progettazione avrebbe richiesto. La soluzione adottata è stata invece una modifica alla traiettoria di rientro, calibrata per esporre lo scudo a temperature più alte per un tempo più breve. A gennaio 2026, il nuovo amministratore NASA Isaacman ha convocato ingegneri, esperti indipendenti e il team di revisione per un’analisi approfondita che includeva scenari estremi tra cui la perdita completa di ampie sezioni dell’AVCOAT. La valutazione ha concluso che la struttura composita di base della capsula, rinforzata con un’armatura in titanio, sarebbe in grado di mantenere l’equipaggio al sicuro anche in quel caso.
Non tutti sono convinti. Jud Ready, direttore dello Space Research Institute al Georgia Institute of Technology, si dice fiducioso nell’approccio adottato: “È stato uno studio rigoroso condotto con sperimentazione a terra a pressioni, temperature e crucialmente velocità di riscaldamento rappresentative”. Ma Ed Pope, esperto di scudi termici, mantiene una posizione critica: “Questo approccio non mitiga i difetti nel design e nella produzione dello scudo originale”, sottolineando che per Artemis III la NASA ha già previsto un design diverso e una nuova formulazione di AVCOAT. “Quel cambiamento è, a mio parere, un’ammissione che esiste un rischio noto nel design e nel metodo di produzione attuale”, aggiunge Pope.
Per Jordan Bimm, storico dello spazio all’Università di Chicago, la parte più critica dell’intera missione sarà quei minuti di silenzio radio durante i quali la capsula attraverserà gli strati superiori dell’atmosfera, interrompendo ogni comunicazione con il controllo missione: “Per me, questa sarà la fase più stressante dell’intera missione”.
Appuntamento alla notte tra il 10 e l’11 Aprile 2026, per seguirla vi basta collegarvi sul canale YouTube della Nasa, nel mentre potete scaricare gli sfondi ufficiali NASA scattate alla Luna dalla capsula Orion.
O seguendo alcune delle più importanti live da parte di content creators italiani come Chi ha paura del Buio e Link4Universe.
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