Dopo mesi di preparazione e un’attesa che, per gli appassionati di spazio, è sembrata quasi interminabile, la missione Artemis II ha finalmente raggiunto uno dei momenti più significativi dell’intero programma: l’uscita dall’orbita terrestre e l’inizio del viaggio verso la Luna. Un traguardo che, come spesso viene sottolineato in questi casi, segna il ritorno dell’umanità nello spazio profondo per la prima volta dai tempi di Apollo 17.

Il tutto avviene sotto la guida della NASA, che continua a portare avanti il programma Artemis con l’obbiettivo, ormai ben noto, di costruire le basi per una permanenza umana stabile sulla Luna e, in prospettiva, spingersi fino a Marte.

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La manovra chiave della missione Artemis II è riuscita: Orion è ora diretta verso la Luna

Il passaggio cruciale, quello che di fatto segna il vero inizio del viaggio, è la cosiddetta manovra di inserzione translunare (TLI), completata con successo nelle ultime ore. Grazie a un’accensione del motore principale del modulo di servizio della capsula Orion (durata circa sei minuti), la navicella ha lasciato l’orbita terrestre per imboccare la traiettoria verso il nostro satellite.

A bordo troviamo quattro astronauti, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, che stanno effettuando un volo di prova di circa 10 giorni, destinato a orbitare intorno alla Luna e fare poi ritorno sulla Terra. Una missione che, come è facile intuire, ha un valore soprattutto tecnico e sperimentale, ma che porta con sé anche un forte significato simbolico.

Dopo il lancio avvenuto dal Kennedy Space Center tramite il razzo Space Launch System, la capsula aveva inizialmente raggiunto un’orbita terrestre ellittica, spingendosi fino a circa 74.000 km dal nostro pianeta per consentire tutti i controlli del caso; solo dopo queste verifiche, come spesso e volentieri accade in missioni di questo tipo, è arrivato il via libera definitivo per la TLI.

Nel corso della missione, Orion (ribattezzata Integrity dall’equipaggio) continuerà a fornire dati fondamentali per le future esplorazioni. Tra le attività previste troviamo test sui sistemi di bordo, valutazioni sull’adattamento degli astronauti all’ambiente spaziale e, ovviamente, osservazioni della superficie lunare.

Particolarmente interessante sarà il sorvolo previsto per il 6 aprile, durante il quale l’equipaggio scatterà immagini ad alta risoluzione, incluse alcune aree del lato nascosto della Luna che, ancora oggi, restano tra le meno documentate direttamente dall’uomo.

Il rientro è invece previsto nel’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego, al termine di una missione che rappresenta solo il primo passo di un percorso molto più ambizioso.

Accanto al successo tecnico della missione, non sono mancati momenti più curiosi, che dimostrano come anche in contesti estremamente avanzati possano emergere problemi decisamente più quotidiani. Durante il lancio infatti, uno degli astronauti ha segnalato difficoltà con Microsoft Outlook, che presentava più istanze non funzionanti su un dispositivo a bordo.

La situazione ha richiesto l’intervento diretto del controllo missione, che ha effettuato una correzione da remoto per risolvere il problema. Nulla di critico, sia chiaro, ma abbastanza da strappare qualche sorriso e, allo stesso tempo, mettere in evidenza come anche software ampiamente diffusi possano inciampare nei contesti più inaspettati.

Al di là di questi episodi, Artemis II rappresenta un momento storico per l’esplorazione spaziale, il ritorno di una missione con equipaggio oltre l’orbita terrestre bassa non è solo un risultato tecnico, ma anche un segnale chiaro delle ambizioni future. Il percorso è ancora lungo, e a noi non resta che attendere per vedere le prossime tappe del programma Artemis prendere forma.

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