Il fronte delle battaglie legali legate all’intelligenza artificiale si allarga ancora. Ricordiamo i casi di Anthropic, accusata di pirateria musicale e di violazione dei diritti d’autore o quella più celebre (diventata quasi un simbolo delle questioni legate al copyright nell’era dell’AI) che ha visto protagonista il New York Times. Ora nel mirino finisce OpenAI. Il 13 marzo 2026, Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster (rispettivamente la più antica enciclopedia in lingua inglese, fondata nel 1768, e il celebre dizionario americano che ne è sussidiaria) hanno depositato una causa per violazione di copyright e marchio registrato contro OpenAI presso il tribunale federale del distretto meridionale di New York. L’accusa è di aver utilizzato i contenuti dei due editori come dati di addestramento per i propri modelli linguistici senza alcuna autorizzazione, riproducendoli poi nelle risposte di ChatGPT in forma identica o quasi identica all’originale.

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L’oggetto della causa

La denuncia si struttura attorno a due pilastri giuridici. Da un lato la violazione massiva del copyright, che comprende la copia dei contenuti per addestrare i modelli e la generazione di output che riproducono il materiale originale. Dall’altro la violazione del marchio, per via delle cosiddette allucinazioni di ChatGPT, ovvero le risposte inventate che vengono falsamente attribuite a Encyclopedia Britannica o a Merriam-Webster. Il rischio reputazionale per un’enciclopedia fondata oltre 250 anni fa, la cui credibilità è il suo principale valore commerciale, è evidente.

Questa causa ricalca nella struttura quella già depositata dagli stessi editori nel settembre 2025 contro Perplexity (e ancora in corso presso lo stesso tribunale), in cui si accusava la piattaforma di aver effettuato scraping dei contenuti di Encyclopedia Britannica bypassando le protezioni e presentando riproduzioni identiche mascherate da riassunti generati dall’intelligenza artificiale.

Come detto questa è solo l’ultima di una serie di cause che sta vagliando il rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore. Sempre negli Stati Uniti Warner Bros ha portato in tribunale Midjourney accusandola di furto di eroi digitali, in Europa editori e autori francesi hanno denunciato Meta per aver utilizzato testi e libri protetti su scala monumentale, e in Germania GEMA ha ottenuto una vittoria contro OpenAI, accusandola di aver incluso testi di canzoni tedesche nei database di addestramento di ChatGPT.

Anche Perplexity si trova in una posizione difficile sul fronte legale. Nel nostro Paese RTI e Medusa Film del gruppo Mediaset hanno avviato la prima causa italiana per violazione del copyright nell’addestramento di modelli AI, depositando un ricorso al Tribunale Civile di Roma con accuse molto simili a quelle oggi rivolte a OpenAI.

I possibili scenari futuri

Un aspetto interessante è quello che emerge nel caso Stability AI contro Getty Images. Un caso che ha dimostrato come i tribunali possano arrivare a conclusioni opposte. Per alcuni addestrare un modello su contenuti protetti costituisce violazione del copyright, per altri no.

Di fronte a queste accuse, OpenAI ha ribadito la sua posizione ufficiale per la quale i modelli sono addestrati su dati pubblicamente disponibili nel rispetto del principio di uso lecito. E che ChatGPT contribuisce ad ampliare la creatività umana e la ricerca scientifica. Gli analisti del settore ritengono probabile che la causa di Encyclopedia Britannica venga trasferita al procedimento MDL già in corso presso la Corte Federale di Manhattan, che riunisce sedici procedimenti per violazione di copyright promossi da testate giornalistiche tra cui il New York Times, e sospesa in attesa del suo esito, con una sentenza che difficilmente arriverà prima dell’estate 2026.

Quello che si profila è uno scenario in cui i grandi detentori di contenuti (editori, autori, emittenti, case discografiche) stanno mettendo alla prova i confini giuridici dell’intelligenza artificiale generativa. La risposta dei tribunali, quando arriverà, potrebbe ridisegnare i fondamenti su cui si regge l’intera industria dell’intelligenza artificiale.

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