Il concetto di data center orbitale smette di essere solo un’idea futuristica e compie il suo primo, concreto passo sul piano normativo; la Federal Communications Commission (FCC) ha infatti accettato ufficialmente la richiesta di SpaceX per un nuovo sistema satellitare non geostazionario (NGSO), aprendo la proposta alla fase di consultazione pubblica.

Una decisione che inserisce formalmente l’Orbital Data Center di SpaceX nel processo di revisione dell’ente regolatore statunitense e che segna l’inizio dell’iter per una delle infrastrutture spaziali più ambiziose mai ipotizzate.

La FCC accetta la richiesta di SpaceX per un data center orbitale

In un avviso pubblico, l’Ufficio Spaziale della FCC ha confermato di aver accettato la domanda presentata da SpaceX per l’implementazione di un nuovo sistema NGSO, denominato appunto SpaceX Orital Data Center. Secondo la documentazione ufficiale, il sistema potrebbe arrivare a includere fino a un milione di satelliti, operativi a un’altitudine compresa tra 500 e 2.000 chilometri.

I satelliti sarebbero interconnessi tramite collegamenti ottici inter-satellite, consentendo la trasmissione dei dati attraverso una vera e propria rete laser nello spazio, prima dell’invio alle stazioni di terra autorizzate per le fasi finali di instradamento.

Come sottolineato dalla stessa FCC, si tratta di uno sforzo di lungo periodo, non di un impianto di implementazione immediata.

Nella documentazione presentata all’ente regolatore, SpaceX non nasconde l’ambizione del progetto; l’azienda descrive il sistema come il primo passo verso la trasformazione in una civiltà di livello Kardashev II, ovvero una civiltà in grado di sfruttare appieno l’energia del Sole.

Un’affermazione che chiarisce come l’Orbital Data Center non sia pensato come un semplice complemento alle infrastrutture terrestri, ma come un tassello di una visione molto più ampia, che guarda al futuro dell’elaborazione dei dati e dell’energia nello spazio.

Il presidente dell’FCC, Brendan Carr, ha evidenziato la presentazione della domanda con un post su X, annunciando l’apertura della fase di commenti pubblici; le parti interessate avranno tempo fino all’inizio di marzo per inviare osservazioni, obiezioni o contributi alla Commissione. Un passaggio chiave, che potrebbe influenzare in modo significativo l’evoluzione del progetto e le eventuali condizioni imposte a SpaceX.

Secondo quanto riportato nel comunicato della FCC, il sistema di data center orbitali opererebbe in parallelo alle costellazioni Starlink già attive e a quelle pianificate. I satelliti dell’Orbital Data Center potrebbero infatti comunicare non solo tra loro, ma anche con i satelliti Starlink di prima e seconda generazione. Questo suggerisce un’architettura altamente integrata, in cui la nuova infrastruttura di calcolo spaziale potrebbe sfruttare e ampliare le capacità già esistenti della rete Starlink.

La documentazione evidenzia anche una serie di richieste di deroga avanzate da SpaceX, tra cui esenzioni da specifici requisiti NGSO relativi a milestone operative e fideiussioni, oltre a una maggiore flessibilità nella divulgazione dei piani orbitali e dei fasci di comunicazione.

Secondo SpaceX, queste deroghe sarebbero necessarie per sostenere la scala e la complessità dell’architettura proposta, che va ben oltre i tradizionali sistemi satellitari.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la possibilità di spostare in orbita carichi di lavoro ad alta intensità energetica, come quelli legati all’intelligenza artificiale. SpaceX ha infatti ipotizzato che, nello spazio, l’accesso continuo all’energia solare e l’assenza di alcuni vincoli fisici tipici della Terra potrebbero rendere più efficiente l’esecuzione di determinati tipi di calcolo.

In questo senso, l’Orbital Data Center viene presentato come un quadro concettuale per una futura infrastruttura di calcolo spaziale, più che come un progetto pronto a entrare immediatamente in funzione.

Per il momento, la mossa della FCC rappresenta solo il primo passaggio regolatorio, ma il suo significato è tutt’altro che marginale; se il progetto dovesse avanzare, potrebbe ridefinire il modo in cui pensiamo ai data center, all’elaborazione dei dati e al ruolo dello spazio nel’ecosistema tecnologico globale.

Come sempre in questi casi, gli sviluppi concreti richiederanno tempo e ulteriori autorizzazioni. Bisognerà attendere per capire se l’idea dei data center in orbita resterà una visione futuristica o diventerà una nuova frontiera dell’informatica.

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