La battaglia tra Samsung e Oura per il controllo della tecnologia alla base degli anelli smart ha avuto un vincitore chiaro. Nella giornata di ieri il Patent Trial and Appeal Board statunitense (PTAB) ha infatti respinto il tentativo del colosso sudcoreano di invalidare uno dei brevetti più importanti di Oura, confermandone la validità nella quasi totalità.

La decisione rappresenta una vittoria cruciale per la società finlandese, che ora si trova in una posizione di forza nei confronti di Samsung e degli altri produttori del settore.

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Oura trionfa la disputa con Samsung: ecco il brevetto al centro del caso

Il caso ruota attorno al brevetto U.S. n. 11,868,178, che descrive come alloggiare in modo efficiente una batteria, una scheda elettronica flessibile e vari sensori all’interno di un anello, mantenendo il dispositivo compatto e confortevole da indossare. In altre parole, si tratta della base ingegneristica che ha reso possibile la forma attuale degli smart ring moderni.

Samsung aveva chiesto di annullare 18 rivendicazioni del brevetto, sostenendo che l’invenzione di Oura non fosse realmente innovativa e che concetti simili fossero già stati descritti in documenti precedenti. Tuttavia, la corte ha rigettato quasi tutte le obiezioni, confermando la validità delle rivendicazioni 1-10 e 12-16, ossia quelle che definiscono l’architettura fondamentale del dispositivo.

Solo due punti secondari ossia le rivendicazioni 17 e 18 sono stati cancellati, a causa di un errore formale nella descrizione della cavità destinata alla batteria. Un dettaglio tecnico che, di fatto, non indebolisce la protezione complessiva del brevetto Oura.

Samsung, dal canto suo, aveva costruito la propria difesa puntando su due brevetti precedenti, noti come Schröder e Niwa, cercando di dimostrare che combinandone gli elementi si sarebbe potuto ottenere un risultato analogo al design dell’Oura Ring. Ma, a quanto pare, la tesi non ha retto in aula.

Il perito tecnico di Samsung ha presentato diagrammi e annotazioni per sostenere l’argomentazione, ma un errore nella classificazione di alcune parti del dispositivo (a un certo punto il perito ha confuso parti interne ed esterne) ha minato la credibilità della sua analisi. Inoltre, i giudici hanno criticato il continuo cambio di posizione della società durante le varie fasi del procedimento, segnalando una strategia incoerente e poco convincente.

In sostanza, il tentativo di Samsung di invalidare il brevetto si è ritorto contro la società stessa.

Le possibili conseguenze per il Galaxy Ring

Il verdetto lascia Samsung in una situazione delicata. La società ha già avviato la commercializzazione del Galaxy Ring, il suo primo anello smart, e ora rischia che Oura possa intentarle causa per violazione di proprietà intellettuale.

Con il brevetto confermato, Oura potrebbe richiedere licenze d’uso a pagamento o, in casi estremi, tentare di ottenere un blocco delle vendite. Sebbene ottenere un’ingiunzione di questo tipo non sia semplice, la sola minaccia rappresenta un’arma negoziale di grande peso.

Il problema per Samsung è strutturale: il brevetto Oura copre una configurazione interna difficilmente aggirabile, perché la disposizione di batteria, circuito e sensori (cosiddetta a “sandwich”) è di fatto la più efficiente possibile per un dispositivo di quelle dimensioni. A meno che Samsung non abbia sviluppato un design completamente alternativo, l’azienda sembra sia stata messa alle strette.

Effetto domino sull’intero mercato

Sebbene possa sembrare diversamente, la decisione non riguarda solo Samsung. Con questo risultato, Oura consolida la propria posizione di detentrice del design di riferimento per gli smart ring, inviando un segnale di dominio tecnologico e legale al resto dell’industria. Sottolineiamo che l’azienda finlandese ha già avviato azioni legali contro Zepp Health, Reebok e Noise, e non è escluso che aggiunga anche Samsung alla lista.

Per i concorrenti più piccoli, la situazione si fa ancora più difficile; pensandoci, se nemmeno un colosso come Samsung è riuscito a invalidare il brevetto, sarà ancora più difficile per altri produttori tentare la stessa strada. Come avrete notato anche dalle nostre pagine, il mercato degli smart ring è in piena espansione, ma il margine di manovra per innovare senza incorrere in violazioni si restringe sempre di più.

L’hardware di Oura, pertanto, non è protetto solo dalla progettazione dell’azienda in sé ma anche dalla legge. Almeno negli Stati Uniti. E con questa decisione in mano, è sempre più probabile che la società decida di applicare tale protezione in modo aggressivo.

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