Parlarvi di iPhone, ogni anno, non è mai semplice. È lo smartphone di cui tutti parlano, quello che da anni resta in cima alle classifiche di vendita, e allo stesso tempo è uno di quei prodotti su cui, generazione dopo generazione, sembra esserci sempre meno da dire. Eppure il fatto che ci siano poche novità su un modello così venduto dovrebbe farci riflettere: a Cupertino non sono affatto fuori strada, anzi, forse mai come quest’anno iPhone 18 Pro Max incarna i pilastri su cui Apple ha costruito la propria fortuna.
Sulla carta i cambiamenti rispetto a iPhone 17 Pro Max si contano sulle dita di una mano: il nuovo chip A20 Pro a 2 nanometri, una camera di vapore molto più grande, una batteria più capiente con ricarica a 60 W, una Dynamic Island ridotta, l’apertura variabile sulla fotocamera principale e il nuovo modem C2. Pochi ma reali miglioramenti, e fidatevi, non è affatto scontato in un 2026 in cui ci siamo trovati a recensire più di un top di gamma che, nei fatti, era un passo indietro mascherato rispetto all’anno precedente.
A fare da contraltare ci sono un listino che tocca vette mai viste prima, un peso importante e una serie di difetti che Apple si trascina da anni. Nelle prossime righe vi raccontiamo come si comporta dopo settimane di utilizzo, cosa ci ha convinto, cosa no e soprattutto per chi ha senso comprarlo.
Segui TuttoTech.net su Google Discover
Video recensione di iPhone 18 Pro Max
Design e qualità costruttiva: nuovi colori e design sempre riconoscibile
Partiamo da una confessione: gli iPhone 17 Pro non ci sono mai piaciuti a chi vi scrive dopo il redesign dello scorso anno e il ritorno all’alluminio, arrivato dopo alcune generazioni tra acciaio e titanio. Esteticamente non ci avevano convinto e non lo abbiamo mai nascosto. Con iPhone 18 Pro Max la struttura resta la stessa, un unibody in alluminio con parte frontale in Ceramic Shield 2 e retro in Ceramic Shield, ma arrivano due novità che cambiano parecchio la percezione: nuovi colori e un inserto posteriore in vetro finalmente uniformato, o quasi, alla tinta della scocca.


Le colorazioni sono quattro, nero, argento, ghiacciaio e borgogna, ed è proprio quest’ultima, quella della nostra unità di prova, ad averci conquistato. Il rosso scuro della scocca, accompagnato da dettagli scuri su logo, LiDAR e contorni delle lenti, ha qualcosa di elegante e già di tendenza. Non è diventato il nostro iPhone preferito di sempre, ma dobbiamo riconoscere che il design resta fortemente distintivo e inequivocabilmente iPhone, al punto che altri produttori lo stanno imitando in ogni modo possibile. C’è poi una coerenza tra hardware e software che, come sempre, è introvabile altrove.
Il problema, quello vero, arriva quando lo si prende in mano: le dimensioni sono di 163,4 x 78 x 8,75 mm e il peso è di 249 grammi: è semplicemente troppo, ed è un peso che non trova una vera giustificazione, considerando che sul mercato ci sono camera phone con dotazioni fotografiche ben più ambiziose a parità di grammi. Con una cover si sfiorano facilmente i 280 grammi, e l’uso a una mano diventa un’impresa nelle sessioni prolungate. Completano il quadro la certificazione IP68 (fino a 6 metri per 30 minuti), il tasto Azione personalizzabile e il Controllo fotocamera sul fianco destro. Per i più curiosi, l’etichetta energetica europea assegna una classe B per la resistenza alle cadute ripetute e una classe C per la riparabilità.
Sul frontale troviamo un display Super Retina XDR OLED da 6,9 pollici con risoluzione di 2868 x 1320 pixel e densità di 460 ppi, ProMotion con refresh rate adattivo da 1 a 120 Hz, Always-On e una luminosità che arriva a 1000 nit tipici, 1600 nit in HDR e 3000 nit di picco all’aperto. È un pannello di altissimo livello, ben calibrato e leggibile in ogni condizione, ma ci aspettavamo qualcosa in più. Nell’era dei display privacy, che dopo Samsung arriveranno presto anche su Xiaomi, e dopo che i coreani hanno mostrato a tutti i vantaggi di un vetro realmente antiriflesso, su questo Pro c’è il solito vetro che di antiriflesso ha ben poco, nonostante il trattamento dichiarato da Apple, e di privacy ancor meno.

La novità più visibile è la Dynamic Island più piccola, ottenuta spostando uno dei componenti del Face ID nell’area in alto a sinistra rispetto all’isola. Qualche purista del design ha storto il naso per la leggera differenza nei pixel proprio in quel punto, ma noi siamo di un altro avviso: apprezziamo tantissimo questi tocchi di sovra-ingegnerizzazione e troviamo spettacolare come Apple sia riuscita a rendere quell’area quasi invisibile. Con lo schermo acceso dovete proprio sforzarvi per trovarla. Che sia un cambiamento utile, però, è un altro discorso: l’isola resta lì, è solo un po’ più piccola e capace di mostrare fino a tre Live Activities contemporaneamente, ma non vi cambierà la vita. Sul Pro, non Max, questa riduzione può avere un impatto più significativo, ma ne parleremo in una recensione dedicata.
Ottima infine la parte multimediale: gli speaker stereo sono potenti e corposi, tra i migliori in circolazione, e il Taptic Engine si conferma preciso e piacevole come da tradizione Apple.

Hardware e prestazioni: A20 Pro fa la differenza
Se c’è un aspetto su cui Apple non cede di un millimetro è la base tecnica dei suoi iPhone Pro, mantenuta sempre sopra la concorrenza, anche in modo volutamente ridondante. Il nuovo A20 Pro è il manifesto di questa filosofia: realizzato a 2 nanometri, integra una CPU a 6 core con 2 super core e 4 core ad alta efficienza, una GPU a 7 core con Neural Accelerator e ray tracing in hardware, e due Neural Engine da 16 core. Apple dichiara fino al 40% di prestazioni grafiche in più rispetto ad A19 Pro, e i numeri nei benchmark fanno stropicciare gli occhi a qualunque nerd.
Diciamolo chiaramente: è un SoC abbondantemente sovradimensionato per gli usi che si fanno di uno smartphone, e già pronto a dominare nel segmento dei portatili di fascia medio-bassa. Accanto troviamo 12 GB di RAM e tagli di memoria da 256 GB, 512 GB, 1 TB e 2 TB. Tutto questo si traduce in uno smartphone oggettivamente velocissimo, scattante e capace di sostenere senza alcun problema qualunque operazione abbiate in mente di fare su un telefono, compreso ciò che al momento ancora non c’è, come la gestione per lo più in locale di un LLM complesso.
A tenere a bada tanta potenza ci pensa una camera di vapore di nuova generazione con una superficie tre volte superiore rispetto a quella di iPhone 17 Pro. E si sente: iPhone 18 Pro Max si scalda meno del predecessore, mantiene prestazioni costanti anche sotto stress prolungato e in gaming non abbiamo mai riscontrato cali evidenti.
Sul fronte connettività debuttano il modem Apple C2 e il chip di rete N1, con 5G sub-6 GHz e MIMO 4×4 (niente mmWave nella versione europea), Wi-Fi 7, Bluetooth 6, Thread, NFC con modalità lettore e chip Ultra Wideband di seconda generazione. La versione italiana supporta una nano-SIM affiancata a una eSIM, oppure due eSIM, mentre negli Stati Uniti il modello è solo eSIM. Qui però va fatta una precisazione: rispetto a iPhone 17 Pro il passo avanti c’è, ma nella realtà il Wi-Fi non è veloce come quello degli altri top di gamma in circolazione. La scheda tecnica non dice tutto, e nei nostri test le prestazioni si sono rivelate inferiori alla media dei flagship Android.
La geolocalizzazione è completa, con GPS a doppia frequenza e supporto a GLONASS, Galileo, QZSS, BeiDou e NavIC, a cui si aggiungono SOS emergenze e Dov’è via satellite. La porta USB-C supporta lo standard USB 3 fino a 10 Gbps e l’uscita video DisplayPort. Nessuna mancanza anche sul fronte sensori: Face ID, scanner LiDAR, barometro, giroscopio ad alta gamma dinamica, accelerometro high-g, sensore di prossimità e due sensori di luce ambientale. Mancano, come da tradizione, il lettore di impronte digitali, lo slot microSD e il trasmettitore IR, ma non è certo una sorpresa.

iOS 27: Apple Intelligence a metà in Europa, sempre gli stessi pro e contro
iPhone 18 Pro Max arriva con iOS 27, una versione veloce e reattiva che gestisce in modo più intelligente il discusso Liquid Glass introdotto lo scorso anno. Restano intatti i punti di forza di sempre: affidabilità, fluidità, un parco app di qualità e l’integrazione con il resto dell’ecosistema Apple, che rimane il riferimento per chi usa insieme iPhone, Mac, AirPods e Apple Watch. Non c’è bloatware di terze parti: le app preinstallate sono tutte di Apple, da Pages, Numbers e Keynote fino a iMovie, GarageBand, Freeform e Diario, e buona parte può essere eliminata. Ottimo anche il supporto, con almeno cinque anni di aggiornamenti garantiti sulla scheda informativa europea e una storia che ci dice che Apple tende ad andare ben oltre.
Il capitolo intelligenza artificiale, però, è ancora una volta incompleto. In italiano trovate alcune funzioni di Apple Intelligence, come gli strumenti di scrittura, l’intelligenza visiva, il fotoritocco intelligente e Image Playground (queste ultime con limiti di utilizzo giornalieri, essendo basate su modelli in cloud), ma la novità più importante, Siri AI, inizialmente non sarà disponibile nell’Unione Europea. Sì, è anche colpa dell’Europa, ammesso che di colpa si tratti, ma è una scelta di Apple farcelo pagare a prezzo pieno, anzi più che negli Stati Uniti, nonostante sia un prodotto fortemente castrato. Lo abbiamo detto anche per i Pixel di Google, un listino di 200-300 Euro in meno non sarebbe affatto uno scandalo, anzi, potrebbe essere un bel gesto di rispetto verso i consumatori europei.

Poi ci sono i soliti difetti che si trascinano anno dopo anno. Manca ancora un vero filtro antispam efficace su messaggi e chiamate (è comunque in arrivo). Le notifiche sono, per quanto ci riguarda, un disastro: niente risposte rapide e lunghe file infinite di avvisi inutili, che Android organizza nettamente meglio. La tastiera ci costringe ogni volta a rallentare rispetto a Gboard, e il caricamento e lo scaricamento di file in background continuano a non funzionare come dovrebbero. Niente di nuovo sotto il sole, e proprio per questo un po’ ci dispiace: chi arriva da Android noterà subito queste mancanze, chi usa iPhone da anni probabilmente nemmeno ci fa più caso.

Autonomia e ricarica: un salto importante
Ed eccoci a uno dei capitoli più piacevoli di questa recensione. La batteria di iPhone 18 Pro Max sale a 5391 mAh nella versione europea con slot SIM, mentre negli Stati Uniti il modello solo eSIM sfrutta lo spazio liberato per una cella ancora più capiente. Sono numeri importanti e quasi sconosciuti agli iPhone delle generazioni precedenti, e secondo Apple si tratta del più grande incremento di autonomia mai registrato su un iPhone.
Nel nostro utilizzo ci siamo attestati attorno alle 7 ore di schermo attivo, il che significa arrivare tranquillamente a sera anche nelle giornate più intense e coprire due giornate piene con un uso medio. Apple dichiara fino a 29 ore di utilizzo tipico e fino a 43 ore di riproduzione video, e l’etichetta energetica europea indica una durata della batteria di almeno 1000 cicli di ricarica, un dato che si sposa bene con l’idea di tenere questo smartphone per diversi anni.
Fa un bel salto anche la ricarica, che via cavo arriva a 60 W: con un alimentatore USB PD 3.1 da almeno 60 W si passa dallo 0 al 50% in circa 15 minuti, e bastano 5 minuti attaccati alla presa per circa 7 ore di riproduzione video. Per arrivare al 100% serve qualche minuto in più, perché la curva di ricarica rallenta nell’ultima parte, ma siamo comunque su tempi finalmente rapidi per un iPhone. In wireless si arriva a 25 W sia con MagSafe che con Qi2, con il 50% raggiunto in circa mezz’ora. Ricordatevi però che l’alimentatore non è in confezione, quindi se non ne avete già uno compatibile mettete in conto una spesa aggiuntiva.
Il bilancio è decisamente positivo: alcuni rivali Android con batterie al silicio-carbonio e ricariche oltre i 100 W restano davanti sulla carta, ma per la prima volta da tanto tempo l’autonomia di un iPhone Pro Max non è un argomento da difendere, bensì un punto di forza da esibire.

Fotocamera: apertura variabile, reference image e software tra luci ed ombre
Il comparto fotografico posteriore prevede tre fotocamere. La principale Fusion da 48 MP con apertura variabile (f/1.48, f/1.8, f/2.8 e f/4.0), focale da 24 mm e stabilizzazione ottica su sensore di seconda generazione, da cui si ricava anche un teleobiettivo 2x da 12 MP di qualità ottica. Poi l’ultra grandangolare Fusion da 48 MP con focale da 13 mm, apertura f/2.2 e campo visivo di 120 gradi, e il teleobiettivo Fusion da 48 MP con design a tetraprisma, focale da 100 mm (4x), apertura f/2.8 e stabilizzazione su sensore 3D, che permette di arrivare a un 8x di qualità ottica e fino a 40x in digitale. Davanti trova posto la fotocamera Center Stage da 18 MP con apertura f/1.9 e autofocus.
Non cambia la “ciccia” rispetto al modello dello scorso anno, hardware collaudato e un software che per la facilità di utilizzo e il pesante intervento di fotografia computazionale riesce a far sentire fotografi anche i più negati, impreziosito poi da nuovi Stili fotografici e qualche controllo “pro” già disponibile nell’app fotografica base, tra i quali, sorprendentemente, manca l’impostazione ISO.
Sull’apertura variabile c’è poco da dire: è carina nella misura in cui permette di ottenere foto leggermente più dettagliate con tanta luce chiudendo il diaframma, e di catturare un po’ più di luce aprendolo al massimo nelle situazioni più difficili. Nei fatti, però, il 90% delle volte il sistema in automatico scatta a f/1.8, il miglior compromesso per le caratteristiche ottiche di sensore e lente, guarda caso praticamente l’apertura fissa di iPhone 17 Pro Max. Ultra grandangolare e teleobiettivo non cambiano di una virgola: sono buone fotocamere sostenute da un software eccellente, costruito per non farvi sbagliare nemmeno a volerlo, e che vi permette di affrontare qualunque situazione con la tranquillità di portare a casa una bella foto. L’upgrade rispetto all’anno scorso è marginale, ma innegabile.
Nella galleria sottostante una sequenza della stessa scena a F/1.4 – F/1.8 – F/2.8 – F4.0








Nella galleria sottostante una sequenza della stessa scena a F/1.4 – F/1.8 – F/2.8 – F4.0. Da notare come cambia la forma del flare chiudendo il diaframma








La verità, per chi come noi ha giocato a lungo con camera phone come Vivo X300 Ultra e Oppo Find X9 Ultra, è che iPhone 18 Pro Max è un buon smartphone fotografico, affidabile e consistente, ma non il riferimento assoluto che il suo nome lascia intendere.
Se c’è un ambito in cui gli iPhone sono davvero per i professionisti, nello specifico per i creator, è il video. Si registra in 4K Dolby Vision fino a 120 fps con la principale, in ProRes e ProRes RAW, con Apple Log 2, compatibilità Genlock e codifica ACES, modalità Azione, quattro microfoni di qualità e zoom audio. Al di là dei numeri, nelle situazioni classiche in cui si girano tanti video verticali, non parliamo di set cinematografici o luci controllate, iPhone è una “lama” (come si dice in gergo videomaker). Non è un caso che, pur avendo in redazione tutti i migliori smartphone sul mercato, ognuno di noi abbia in tasca un iPhone quando andiamo a eventi e fiere.






























































Conclusioni
Siamo alle battute finali della recensione di iPhone 18 Pro Max, disponibile in Italia nei tagli da 256 GB a 1.639 euro, 512 GB a 1.889 euro, 1 TB a 2.389 euro e 2 TB a 3.139 euro. Rispetto allo scorso anno parliamo di circa 150 euro in più sul taglio base, 400 euro in più sulla versione da 1 TB e addirittura 650 euro in più sul nuovo taglio da 2 TB. Cifre importanti, che meritano un ragionamento più ampio del solito.
Cambiare iPhone Pro una volta ogni quattro anni è la via
iPhone 18 Pro Max è il miglior iPhone di sempre. I miglioramenti sono pochi ma reali: batteria più grande che dura davvero tanto, ricarica più rapida, potenza ridondante, temperature più basse, fotocamera leggermente migliore, Wi-Fi e modem di nuova generazione.
Proprio per questo, però, il nostro consiglio è chiaro: chi ha un iPhone 17 Pro o 17 Pro Max non ha alcun motivo per cambiare. Il ritmo con cui Apple fa evolvere i suoi Pro rende sensato un ciclo di aggiornamento di circa quattro anni, e chi arriva da un iPhone 14 Pro o 15 Pro troverà invece un salto netto su autonomia, ricarica, prestazioni e qualità generale. La potenza abbondante di A20 Pro, il lungo supporto software e i 1000 cicli di ricarica dichiarati vanno tutti in questa direzione: è un telefono pensato per durare, e paradossalmente il prezzo alto è in parte giustificato proprio dalla poca innovazione, perché difficilmente sentirete l’esigenza di sostituirlo prima di quattro o cinque anni.
Una cassaforte per Apple e per chi lo sceglie
Usandolo si ha la sensazione che iPhone 18 Pro Max sia una sentenza: è affidabile, potente, ha un’ottima autonomia, un audio potente e corposo e una qualità generale elevatissima. È una cassaforte per Apple, che su ogni unità venduta guadagna moltissimo, ma anche per chi lo acquista cercando esattamente quella sicurezza e quella tranquillità che Apple continua a garantire anno dopo anno, senza sorprese né in positivo né in negativo.
I difetti ci sono e non sono pochi: il peso eccessivo, una fotocamera che di Pro ha soprattutto il nome, l’intelligenza artificiale a metà in Europa, notifiche e tastiera da rivedere, un vetro poco antiriflesso e un Wi-Fi meno brillante della concorrenza. Sono mancanze importanti, considerando quanto costa, ma la maggior parte di chi compra questo smartphone chiuderà un occhio, perché non gli interessano o perché si è talmente abituati a usare iPhone da non vederle nemmeno più. Ed è proprio questa l’arma più forte di Apple: l’abitudine, sostenuta da un prodotto che non sbaglia nulla di davvero fondamentale.
Prezzi altissimi, ma in un mercato sotto pressione per le memorie rischiano di essere competitivi

iPhone 18 Pro Max è anche il più costoso di sempre, con rincari importanti soprattutto sui tagli di memoria più capienti.
C’è però un contesto da considerare. Il 2026 è l’anno della crisi delle memorie: i prezzi di RAM e storage per smartphone sono saliti in modo vertiginoso, spinti dalla domanda dei data center per l’intelligenza artificiale, e il loro peso sui costi di produzione è cresciuto enormemente nel giro di pochi trimestri. Tutti i produttori stanno alzando i listini e in questo scenario, con i flagship Android che inseguono al rialzo e un valore dell’usato che per iPhone resta storicamente tra i più solidi, il prezzo di iPhone 18 Pro Max rischia paradossalmente di risultare competitivo, almeno nei tagli base. Discorso diverso per le versioni da 1 e 2 TB, dove Apple scarica sul cliente buona parte dei rincari e dove i sovrapprezzi sono difficili da digerire.
Il taglio da 512 GB a 1.889 euro è quello che, a nostro avviso, ha più senso per chi pensa di tenerlo a lungo e registra molti video, mentre il 256 GB resta una scelta sensata per chi si appoggia al cloud. Se vi riconoscete nel profilo di chi cerca affidabilità, autonomia e un comparto video di riferimento, e siete disposti a chiudere un occhio sui soliti difetti, iPhone 18 Pro Max è un acquisto che difficilmente rimpiangerete.
Pro:
- Design riconoscibile e nuovi colori azzeccati
- Potenza da primo della classe
- Ottima autonomia
- Qualità video da riferimento
Contro:
- Peso notevole
- Siri Intelligence assente
- Prezzi salati sui tagli maggiori
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: Volantino Lidl, da oggi lunedì 19 ottobre la seconda ondata Parkside
- 📚 Approfitta ora e studia (o gioca) meglio: i migliori notebook MSI in offerta per il Back To School 2026
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo



