Il governo continua ad accelerare sulla capacità di calcolo nazionale, un tema di cui avevamo già parlato pochi giorni fa a proposito del bando europeo per le Gigafactory IA, dove Milano, Bologna e Genova figuravano tra le ipotesi in campo per ospitare uno dei sette impianti continentali finanziati dall’Unione.

Ora arriva un ulteriore passo avanti visto che il Consiglio dei Ministri ha dichiarato di “preminente interesse strategico nazionaledue nuovi programmi per la costruzione di data center in Italia, per un valore complessivo di circa 6,8 miliardi di euro, una delibera adottata su proposta del MIMIT che si appoggia al cosiddetto Decreto Asset del 2023. Con questi due, i programmi che hanno ottenuto lo stesso riconoscimento diventano sette, per una somma di investimenti dichiarati che sfiora i 27 miliardi di euro.

Prima di entrare nel merito dei singoli progetti, conviene chiarire come vengono configurati questi interventi strategici perché non comportano stanziamenti pubblici, dal momento che le cifre citate restano programmi di investimento interamente privati, e non equivalgono nemmeno a un’autorizzazione vera e propria, ma servono invece a nominare un commissario straordinario di Governo d’intesa con la Regione interessata, con il compito di coordinare le amministrazioni coinvolte e arrivare più in fretta a un’autorizzazione, che può essere rilasciata anche in deroga alle norme regionali. Detto questo, scendiamo nel dettaglio dei progetti.

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K2 Strategic Infrastructure, per gli operatori cloud

Il primo dei due nuovi programmi si chiama K2 Strategic Infrastructure e riguarda un campus hyperscale, cioè un complesso di data center dimensionato per i grandi operatori del cloud, a cavallo tra i comuni di Zibido San Giacomo e Lacchiarella, a sud di Milano, con la parte in territorio di Zibido che ricade nella zona della frazione di Badile.

La capacità massima sarà di circa 400 megawatt, per un investimento stimato in 5,3 miliardi di euro, presentato da K2 Strategic Infrastructure Italy, controllata della singaporiana K2 Strategic, la divisione dedicata alle infrastrutture digitali del gruppo asiatico Kuok.

Sviluppo e costruzione dureranno quattro anni, con un fabbisogno medio di circa 2.000 lavoratori l’anno, mentre a regime il campus impiegherà 200 addetti diretti ad alta specializzazione e 1.300 nell’indotto permanente. K2 vestirà il ruolo di proprietario e gestore dei propri data center, non di semplice costruttore, ma i clienti finali non sono stati resi noti, così come non risultano pubblici l’equity già impegnato, le banche finanziatrici o un financial close, ovvero la firma dei contratti che rendono il finanziamento vincolante e i soldi effettivamente erogabili.

Digital Vault Sulcis, accumulo gravitazionale nelle ex miniere

Il secondo programma, Digital Vault Sulcis, nasce dentro un sito che l’Italia sta chiudendo: all’ex miniera di carbone di Monte Sinni, a Nuraxi Figus nel comune di Gonnesa, sorgerà un data center Edge AI fino a circa 30 megawatt, integrato con produzione di rinnovabili, batterie e un sistema di accumulo gravitazionale che sfrutta pozzi e strutture minerarie, per un investimento di 1,49 miliardi di euro.

È bene inoltre chiarire che il principio dell’accumulo gravitazionale è quello delle centrali idroelettriche di pompaggio, in uso ormai da un secolo, dove quando la rete ha elettricità in eccesso si pompa acqua verso un bacino in alto, e quando serve energia la si lascia ricadere attraverso una turbina che la restituisce sotto forma di corrente.

Il limite di questo tipo di impianti è che richiedono un dislivello naturale, quindi una geologia adatta e un invaso capace di trattenere l’acqua, ed Energy Vault ha aggirato il vincolo sostituendo la montagna con un pozzo di miniera e il bacino con serbatoi flessibili a basso costo, in un circuito chiuso dove la stessa acqua viene riutilizzata a ogni ciclo.

A Nuraxi Figus questo dislivello esiste già, dato che la rete di gallerie corre tra i 350 e i 500 metri di profondità per una quindicina di chilometri, raggiungibile da quattro pozzi verticali e da una galleria inclinata percorribile dai mezzi, una soluzione ad acqua che rappresenta un adattamento rispetto all’approccio più noto dell’azienda, quello delle torri che sollevano blocchi solidi, ma che le condizioni idrogeologiche del sito hanno reso necessaria.

In un case study del progetto realizzato dalla Commissione Europea, il sito viene descritto come la combinazione di 20 MW dalla componente gravitazionale ad acqua e 80 MW da batterie agli ioni di litio.

L’iniziativa fa capo a Energy Vault Sulcis, controllata dell’americana Energy Vault Holdings, quotata a New York, con Carbosulcis, società della Regione Sardegna, come partner territoriale. Energy Vault indica il 2027-2028 per il sistema di accumulo completo, subordinato comunque alle autorizzazioni e alla capacità concessa da Terna, mentre per il data center vero e proprio non ci sono ancora date di cantiere.

Gli altri cinque progetti già riconosciuti

Il capostipite dell’intera serie di sette progetti risale a fine novembre 2024 e riguarda l’espansione della regione cloud AWS Europe (Milan), attivata in Lombardia nell’aprile 2020. Amazon Web Services ha deciso di investire oltre 1,2 miliardi di euro in cinque anni, che si sommano ai 2 miliardi già impegnati per l’avvio della regione, con due siti da realizzare entro il 2027, uno tra Rho e Pero, l’altro anch’esso a Zibido San Giacomo, nell’ambito della trasformazione di viale Longarone, un’area già destinata dal piano urbanistico ad attività produttive e distinta da quella scelta da K2.

Secondo AWS i posti di lavoro generati sull’intera filiera saranno circa 5.500 fino al 2029, anche se il sito di Zibido resta ancora dentro la procedura ambientale, con il termine per le osservazioni sulla ripubblicazione fissato al 13 agosto.

Il programma più grande resta quello di Vantage Data Centers, operatore con quartier generale a Denver il cui capitale arriva soprattutto da fondi infrastrutturali, che nel 2024 ha raccolto 9,2 miliardi di dollari destinati alla crescita in Nord America ed EMEA, non solo in Italia.

Approvato nell’ottobre 2025 per circa 4 miliardi su tre campus lombardi, Melegnano, Settimo Milanese e Cornaredo, il progetto è stato esteso a giugno a un quarto sito a Tavazzano con Villavesco, nel Lodigiano, per un valore totale di 8 miliardi. Dei quattro poli, solo per i primi due esiste una scheda tecnica pubblica: Melegnano con 64 megawatt di capacità IT critica su 48.000 metri quadrati, e Settimo Milanese, zona Castelletto, con 32 megawatt e oltre 350 milioni di investimento, per un totale di 96 megawatt.

A maggio è arrivato il via libera a EdgeConneX Campus Italia, tre campus per oltre 300 megawatt complessivi a Opera, Pieve Emanuele e Bertonico, in provincia di Lodi, da completare entro il 2031, con un investimento diretto di circa 3 miliardi di euro, mentre i 5 miliardi che spesso compaiono accanto a quella cifra rappresenterebbero in realtà investimenti indiretti attesi, come apparati, reti, servizi e attività dei clienti, non denaro che l’azienda si è impegnata a spendere direttamente in costruzione.

La società italiana fa capo al gruppo statunitense EdgeConneX, controllato dai fondi EQT Infrastructure dal 2020, con Sixth Street entrata in minoranza nel 2024.

Infine, il 23 luglio il Consiglio dei Ministri aveva già approvato altri due programmi insieme: Equinix, gruppo statunitense quotato che gestisce oltre 280 data center nel mondo e in Italia ne ha già cinque tra Milano, Basiglio, Settimo Milanese e Genova, realizzerà sette nuovi centri a Settimo Milanese e Cusago per 4 miliardi di investimenti diretti tra il 2026 e il 2033, e il Cavour Hyperscale Campus, la riconversione dell’ex centrale termoelettrica Galileo Ferraris di Trino, in provincia di Vercelli, promossa da Techbau, con una potenza dichiarata tra 300 e 400 megawatt e un valore di circa 4 miliardi di euro, con il primo lotto in funzione previsto entro il 2028.

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