Solo pochi giorni fa avevamo raccontato di come Volkswagen stia chiedendo dazi più pesanti sulle ibride plug-in cinesi, dopo che BYD ha conquistato il 28,3% del segmento in Europa nel primo semestre. Il problema, per i produttori europei, non riguarda solo le auto finite ma riguarda soprattutto le batterie che le alimentano.
La Commissione Europea prova ora a intervenire proprio su questo fronte con la Battery Booster Facility, un nuovo bando che mette a disposizione fino a 1,5 miliardi di euro in prestiti senza interessi per la produzione di celle destinate ai veicoli elettrici. Le candidature restano aperte fino al 30 settembre 2026.
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Come funziona il programma
La Commissione ha pubblicato il bando della Battery Booster Facility, approvato lo scorso giugno dopo un precedente rinvio. L’iniziativa rientra nella Battery Booster Strategy e viene finanziata attraverso l’Innovation Fund, alimentato dai proventi del sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
L’obiettivo è sostenere i produttori europei nella fase di avvio industriale, quella che separa la pre-serie dall’operatività commerciale su larga scala, dove gli investimenti sono più pesanti e la disponibilità di capitali conta più di ogni altra cosa per aumentare rapidamente la capacità produttiva. I progetti selezionati potranno ottenere prestiti senza interessi fino al 60% dei costi ammissibili, con un tetto massimo di 500 milioni di euro per ciascun progetto.
I requisiti per partecipare sono molto specifici: i progetti devono riguardare la produzione di celle per auto elettriche, trovarsi già in fase di avvio al momento dell’apertura del bando e rappresentare il primo impianto commerciale su larga scala del richiedente a livello mondiale. Serve inoltre una capacità produttiva pianificata di almeno 10 GWh all’anno.
A giudicare da questi paletti, gli impianti più papabili sono quelli sostenuti dai principali costruttori europei: ACC, con Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies tra gli investitori, Verkor, sostenuta da Renault, e PowerCo del Volkswagen Group.
Le tre aziende, va detto, non sono nuove a richieste di questo genere visto che, ad esempio, lo scorso settembre avevano già inviato una lettera congiunta alla Commissione, firmata dai rispettivi amministratori delegati Yann Vincent, Benoit Lemaignan e Frank Blome, per denunciare come il 99% delle batterie sia oggi prodotto da attori non europei, mettendo a rischio un’industria continentale da 800 miliardi di euro e 13 milioni di posti di lavoro.
Il divario ancora enorme con l’Asia
Il divario con i colossi asiatici resta comunque ampio. Secondo le analisi di McKinsey, nel 2030 la capacità produttiva europea di batterie arriverà a circa 720 GWh, contro i 4.370 GWh della Cina.
ACC ha già abbandonato i piani per stabilimenti in Italia e Germania per gli alti costi di produzione, mentre PowerCo ha ridimensionato la propria fabbrica di Salzgitter a una sola linea produttiva invece delle due previste inizialmente, anche se proprio a Salzgitter è partita a dicembre la prima produzione interna di celle unificate destinate ai marchi del gruppo.
ACC e Verkor, dal canto loro, avevano già ottenuto lo scorso luglio 852 milioni di euro nell’ambito di un precedente bando dell’Innovation Fund.
La Commissione, spiega, valuterà le candidature considerando maturità tecnica, solidità finanziaria e il contributo che ciascun progetto può offrire allo sviluppo dell’ecosistema europeo delle batterie.
La Battery Booster Facility fa parte ora di un programma generale dedicato all’intera filiera, con l’obiettivo di rafforzare la capacità produttiva del continente, favorire una catena di fornitura più robusta e ridurre la dipendenza dalle forniture esterne in un settore così importante per la decarbonizzazione dei trasporti.
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