Il rapporto tra intelligenza artificiale e creazioni artistiche (siano esse letterarie, visive o musicali) continua a essere molto controverso. Da questo punto di vista solo negli ultimi mesi il rapporto tra industria discografica e intelligenza artificiale generativa si è fatto sempre più teso. Solo pochi giorni fa Sony Music ha avviato una nuova causa contro Udio per l’utilizzo non autorizzato di oltre 30.000 brani nell’addestramento dei suoi modelli, mentre piattaforme come Spotify hanno aggiornato le proprie policy sull’AI introducendo lo standard DDEX per identificare in modo chiaro i brani realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, seguendo un percorso simile a quello già intrapreso da Apple Music con le sue etichette di trasparenza. Ora la tensione si sposta su un nuovo fronte, quello delle classifiche musicali globali, dove un’ampia coalizione di etichette discografiche chiede regole più severe per impedire ai brani generati con l’AI di scalare le posizioni.
Segui TuttoTech.net su Google Discover
La proposta delle case discografiche
Una coalizione che riunisce quasi una dozzina delle principali case discografiche (tra cui le tre major Universal Music Group, Sony Music e Warner Music Group, insieme a etichette indipendenti come Believe, BMG, Concord, Dirty Hit, Glassnote Records, HYBE, Mom+Pop Music e Partisan Records) ha diffuso un comunicato congiunto con una proposta di principi condivisi per regolare l’ingresso nelle classifiche musicali ufficiali dei brani realizzati con l’intelligenza artificiale generativa.
Secondo le case discografiche, l’obiettivo è “stabilire un confine chiaro tra la creatività guidata dall’uomo e le opere che sono puramente sintetiche o generate da modelli di IA non autorizzati”, evitando allo stesso tempo che i brani il cui numero di ascolti è stato gonfiato artificialmente, attraverso pratiche fraudolente come l’uso di bot o account falsi, vengano riconosciuti e premiati dalle classifiche di settore.
Entrando più nel dettaglio, le etichette chiedono che un brano sviluppato con servizi di intelligenza artificiale generativa non venga incluso nelle classifiche ufficiali a meno che non rispetti simultaneamente sei condizioni. Il servizio di intelligenza artificiale utilizzato per svilupparlo deve essere autorizzato e legittimo, il brano deve risultare sostanzialmente realizzato da un essere umano, non deve sollevare dubbi di manipolazione degli stream o delle classifiche, deve rispettare le leggi applicabili in materia di copyright e diritti connessi, non deve violare i termini di utilizzo del servizio di AI impiegato per crearlo, e infine l’uso dell’intelligenza artificiale deve essere segnalato in modo chiaro ai consumatori sulle piattaforme di streaming, in linea con eventuali normative o standard di etichettatura di settore.
La proposta delle etichette arriva inoltre poche settimane dopo un’iniziativa distinta ma collegata da parte della RIAA e della IFPI, le due principali associazioni di categoria dell’industria discografica, che a livello globale hanno spinto per l’introduzione di etichette che segnalino in modo esplicito i contenuti generati dall’intelligenza artificiale sulle piattaforme di streaming, con un sistema di tag pensato per distinguere tra brani interamente generati dall’AI e brani realizzati principalmente da persone che si sono avvalse dell’intelligenza artificiale solo per alcuni elementi.
Un fenomeno difficile da ignorare
La presa di posizione delle case discografiche si spiega anche con i numeri legati alla diffusione della musica generata dall’intelligenza artificiale sulle piattaforme di streaming. Deezer, che è stata la prima piattaforma a introdurre un sistema di rilevamento e tag per i brani generati con l’AI a livello di piattaforma, ha dichiarato di aver ricevuto a giugno quasi 90.000 brani al giorno interamente generati dall’AI. Una cifra che nei giorni di picco ha superato per la prima volta il 50% di tutti i nuovi brani caricati sul servizio, contro i 75.000 al giorno registrati ad aprile e i soli 10.000 al giorno rilevati quando lo strumento di rilevamento era stato lanciato nel gennaio 2025.
È interessante anche registrare che, a fronte di una crescita così elevata di brani prodotti con l’AI, il loro consumo effettivo resta comunque limitato, tra l’1% e il 3% degli stream totali sulla piattaforma francese, che però stima come fino all’85% degli ascolti relativi a quei brani nel 2025 fosse di natura fraudolenta.
Pur non avendo ancora invaso in modo massiccio le classifiche principali, alcuni brani AI sono già riusciti a comparire in classifiche di nicchia. Le etichette sottolineano come la proposta non punti a vietare in modo assoluto la musica realizzata con l’intelligenza artificiale, ma a impedire che le classifiche ufficiali premino brani costruiti su modelli non autorizzati o gonfiati artificialmente, lasciando invece spazio a un uso legittimo e dichiarato dell’AI come strumento complementare alla creatività umana.
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: Recensione FRITZ!Box 4630: Wi-Fi 7 e NAS per sfruttare davvero la fibra
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo

