La decisione di Sony di abbandonare il disco fisico dal gennaio 2028 non è stata presa in fretta, e i dettagli che emergono dall’Austria lo confermano in modo piuttosto netto. Dietmar Tanzer, presidente di Sony DADC, la divisione Sony che si occupa della produzione di dischi, ha raccontato alla tv pubblica austriaca ORF Salzburg che lo stabilimento di Thalgau, in Austria, sforna oggi 600.000 dischi al giorno, la metà dei quali destinata a PlayStation.

Nel 2028, quel volume scenderà al 10% dell’attuale. I 300 dipendenti dello stabilimento non verranno licenziati, ma riqualificati per lavorare su un prodotto completamente diverso: le microlenti ottiche. Facciamo chiarezza.

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La transizione era già in corso dal 2024

Thalgau non è uno dei tanti impianti Sony sparsi per il mondo ma è la sede centrale della divisione di produzione dischi, ed è rimasta l’unico stabilimento di proprietà diretta di Sony per questo tipo di produzione.

L’azienda aveva prodotto dischi negli Stati Uniti per decenni, prima a Terre Haute, Indiana, poi nel New Jersey, ma aveva chiuso la fabbrica del New Jersey nel 2011 e trasferito tutta la produzione dall’Indiana a Thalgau nel 2022. L’impianto dell’Indiana oggi si occupa di tutt’altro e assembla e confeziona componenti per l’industria automobilistica, come fari e sistemi di illuminazione.

La conversione di Thalgau verso le microlenti non è una novità assoluta, come dimostra un video girato dietro le quinte nel dicembre 2024, che mostrava già lo stabilimento al lavoro su questo tipo di produzione. Il collegamento con il passato dell’impianto non è solo geografico: anche le microlenti vengono create utilizzando i dischi come supporto.

Fino a 60 micro-ottiche entrano su un singolo disco”, recita la didascalia del video. Sony ha investito 30 milioni di euro per adattare lo stabilimento alla nuova produzione, e la produzione di massa potrebbe iniziare “già dal prossimo anno“, secondo quanto riferito da ORF Salzburg.

Le microlenti ottiche hanno applicazioni potenzialmente molto ampie, dai visori per la realtà mista agli strumenti medicali, ma Sony sembra orientarsi anche in questo caso verso l’industria automobilistica. Il responsabile della divisione micro-ottica ha fatto l’esempio concreto di “un segnale di svolta di un’auto proiettato sull’asfalto”, un tipo di illuminazione che si sta diffondendo sui veicoli di fascia alta.

Insomma, il quadro che emerge è quello di un’azienda che ha pianificato questa transizione con anni di anticipo, non come risposta a un calo improvviso della domanda di dischi, ma come parte di una strategia deliberata.

Come avevamo raccontato nell’articolo sulla fine dei dischi PlayStation, l’85% dei giochi su PS5 e PS4 viene già acquistato in digitale. Sony DADC dichiara di aver prodotto oltre 26,4 miliardi di dischi nella propria storia, di cui 23 miliardi solo nello stabilimento di Terre Haute tra il 1983 e il 2022.

Ebbene, una storia lunga quarant’anni che si chiude metodicamente, stabilimento dopo stabilimento e che segna davvero la fine di un’epoca videoludica, con buona pace dei collezionisti e di tutti gli appassionati che dal 2028 dovranno vivere la propria passione solo in formato digitale.

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