È di qualche giorno fa la notizia che racconta uno degli esempi più concreti dei limiti dell’intelligenza artificiale applicata all’industria manifatturiera e dei rischi della corsa spasmodica all’automazione di qualsiasi settore.
Ebbene, Ford ha riassunto 350 ingegneri veterani, i cosiddetti “gray beards“, letteralmente “barbe grigie“, ovvero professionisti esperti richiamati in servizio dopo che i sistemi automatizzati e l’intelligenza artificiale non avevano raggiunto i livelli di qualità desiderati nella produzione.
Il report arriva da Bloomberg, che ha potuto intervistare diversi dirigenti del colosso automobilistico americano.
A renderlo particolarmente significativo è la schiettezza con cui Ford ha ammesso l’errore, nella persona di Charles Poon, vicepresidente dell’ingegneria hardware dei veicoli che ha dichiarato: “Abbiamo pensato erroneamente che, semplicemente introducendo l’intelligenza artificiale e inserendo i requisiti di progettazione che avevamo, avremmo ottenuto un prodotto di alta qualità.”
Insomma, Ford ha scommesso sull’automazione e ha perso, almeno parzialmente.
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Troppa fiducia nell’automazione e una qualità insufficiente
Il chief operating officer Kumar Galhotra ha spiegato ai giornalisti che il gruppo aveva progressivamente aumentato la dipendenza dai sistemi di qualità automatizzati, con risultati deludenti.
La soluzione adottata è stata quella di richiamare i tecnici specializzati, alcuni ex dipendenti Ford, altri provenienti dai fornitori della catena di fornitura, per tornare a cacciare i difetti prima che un componente raggiunga la linea di produzione.
Peraltro, come spiega l’azienda, il lavoro degli ingegneri veterani non si limita alla supervisione generica ma il loro compito specifico è individuare i punti critici prima ancora che un pezzo entri nello stabilimento, un tipo di esperienza accumulata sul campo nel corso di decenni che, evidentemente, i sistemi AI addestrati sui dati di progettazione non riescono ancora a replicare con la stessa efficacia.
L’AI non viene abbandonata, ma ridimensionata
Va detto che Ford non sta archiviando l’intelligenza artificiale ma la strategia adottata adesso sarà più ibrida: gli ingegneri veterani vengono utilizzati anche per formare i colleghi più giovani e per riprogrammare gli strumenti AI, integrando nei modelli quella conoscenza pratica che i dati da soli non riescono a catturare.
È un approccio che ricorda quanto emerge periodicamente in altri settori industriali con l’AI che eccelle nell’elaborazione di grandi quantità di dati strutturati, ma fatica con la conoscenza tacita, quella che un ingegnere con trent’anni di esperienza in fabbrica porta con sé senza nemmeno saperlo formalizzare. Il caso Ford suggerisce che il percorso verso l’automazione completa della qualità industriale sia più lungo e accidentato di quanto molti abbiano previsto.
I risultati eccellenti del rientro dei veterani
Un dettaglio che fa riflettere su questa situazione è che il rientro degli ingegneri veterani sembra già dare frutti misurabili. Il CEO Jim Farley ha dichiarato che i miglioramenti hanno contribuito a ridurre i costi di garanzia e richiamo, generando un impatto positivo di “centinaia e centinaia di milioni di dollari” sui conti del gruppo.
A confermare la svolta è arrivato questa settimana il JD Power Initial Quality Survey, il più autorevole sondaggio americano sulla qualità dei veicoli al momento della consegna, in cui Ford ha conquistato il primo posto tra i brand mainstream.
Risultati, quindi, che danno ragione alla scelta di rimettere al centro l’esperienza umana, almeno come complemento indispensabile all’automazione.
Resta da capire se questo modello ibrido, dove i veterani affiancano e correggono l’AI, diventerà un riferimento anche per altri costruttori automobilistici che hanno percorso la stessa strada di Ford negli ultimi anni e potrebbero voler testare questa soluzione che nell’azienda americana sta riscuotendo grande successo.
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