Il delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti d’autore torna al centro del dibattito internazionale, e questa volta a fare un passo indietro è il governo britannico. Dopo settimane di polemiche e critiche sempre più accese, provenienti in particolare dal mondo creativo, il Regno Unito ha infatti deciso di rivedere completamente la propria posizione sull’utilizzo di contenuti protetti da copyright per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

Una decisione che, come spesso accade in questi casi, arriva dopo forti pressioni pubbliche e che apre ora a uno scenario decisamente più incerto, ma per molti versi anche più equilibrato.

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Il dietrofront del governo britannico sull’utilizzo di contenuti protetti da copyright per l’addestramento dei modelli IA

Facciamo un passo indietro per capire meglio il contesto. La proposta iniziale del governo prevedeva un approccio piuttosto permissivo: le aziende di intelligenza artificiale, tra cui colossi come Google e OpenAI, avrebbero potuto utilizzare opere protette da copyright per addestrare i propri modelli.

Agli artisti sarebbe stata concessa soltanto una possibilità di rinuncia (opt-out), ovvero la facoltà di chiedere che i propri contenuti non venissero utilizzati. Un’impostazione che, almeno sulla carta, puntava a favorire lo sviluppo dell’IA, ma che è stata accolta molto negativamente dal settore creativo, che l’ha interpretata come una forma di squilibrio a favore delle big tech.

Le critiche non si sono fatte attendere, e anzi, hanno coinvolto alcune delle voci più influenti della scena musicale internazionale. Tra i nomi più noti troviamo Elton John, Dua Lipa e Paul McCartney, che hanno espresso apertamente la propria contrarietà alla proposta.

Le preoccupazioni sono piuttosto chiare, e per certi versi condivise da molti: senza un sistema di autorizzazione esplicita o compenso per l’utilizzo di opere protette da copyright, le aziende tecnologiche avrebbero potuto utilizzare contenuti creativi per addestrare modelli capaci di replicarli, con il rischio concreto di ridurre il valore del lavoro umano e compromettere interi settori.

Non a caso, lo stesso Elton John aveva definito questa pratica come una sorta di furto su larga scala, mentre McCartney aveva sottolineato il rischio che i giovani artisti perdessero il controllo (e i guadagni) delle proprie opere.

Alla luce delle proteste il governo ha deciso di cambiare rotta, la ministra della tecnologia Liz Kendall ha dichiarato esplicitamente “Abbiamo ascoltato”, segnando di fatto l’abbandono della strategia iniziale; ma attenzione, il passo indietro non significa che sia stata trovata una soluzione alternativa.

Al contrario, il governo ha chiarito di non avere più una posizione preferita, sottolineando come non esista ancora un consenso su come bilanciare la tutela dei diritti d’autore e la necessità di dati per l’addestramento dell’intelligenza artificiale. In altre parole, si apre una fase di riflessione che potrebbe durare parecchio.

Dal punto di vista del settore creativo, questa marcia indietro è stata accolta come una vera e propria vittoria. Organizzazioni come UK Music hanno parlato di un risultato importante per artisti e lavoratori del settore, mentre diverse associazioni editoriali e musicali hanno ribadito un concetto chiave: le opere protette da copyright non dovrebbero essere utilizzate senza autorizzazione.

Allo stesso tempo però resta una certa cautela, alcuni rappresentanti del settore sottolineano infatti che il governo non ha escluso completamente la possibilità di introdurre eccezioni in futuro, lasciando quindi aperta la porta a nuove proposte.

Se da un lato i creativi festeggiano, dall’altro il settore tecnologico guarda alla situazione con maggiore preoccupazione. Organizzazioni come TechUK e Startup Coalition evidenziano come l’incertezza normativa possa rappresentare un problema concreto, soprattutto in un contesto globale sempre più competitivo.

Il Regno Unito infatti, punta a diventare uno dei leader nell’adozione dell’intelligenza artificiale (con un settore che cresce a ritmi molto superiori rispetto al resto dell’economia), ma senza regole chiare il rischio è quello di rimanere indietro rispetto ad altri Paesi.

Per il momento la posizione ufficiale è piuttosto prudente, il governo britannico ha dichiarato che non introdurrà modifiche alle leggi sul copyright finché non sarà certo di aver trovato una soluzione equilibrata.

L’obbiettivo, almeno sulla carta, è duplice: proteggere il valore economico e creativo delle opere e permettere alo stesso tempo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto considerando quanto i due mondi siano ormai interconnessi.

Quello tra intelligenza artificiale e diritto d’autore è, senza troppi giri di parole, uno dei temi più caldi degli ultimi anni, e quanto sta accadendo nel Regno Unito ne è l’ennesima dimostrazione.

Da un lato troviamo la necessità di innovare e sviluppare tecnologie sempre più avanzate, dall’altro la tutela di un ecosistema creativo che rappresenta una risorsa economica e culturale fondamentale; il risultato? Un equilibrio ancora lontano dall’essere trovato.