In una rivelazione sorprendente, Waymo ha confermato pubblicamente che una parte significativa del supporto ai suoi robotaxi viene fornita da operatori umani situati all’estero, in particolare nelle Filippine. La comunicazione, emersa durante un’audizione al Congresso statunitense, ha acceso un dibattito su sicurezza, trasparenza e sovranità nazionale.

L’azienda di Alphabet gestisce oltre 400.000 corse a pagamento a settimana con una flotta di più di 3.000 veicoli attivi in sei città americane: San Francisco, Los Angeles, Phoenix, Austin, Atlanta e Miami. Nonostante l’alto livello di automazione, circa 70 operatori umani sono in servizio contemporaneamente per fornire assistenza remota. Di questi, circa la metà lavora da due città nelle Filippine. Facciamo chiarezza.

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Com’è emersa la notizia di Waymo

Ricostruendo l’accaduto, la questione è venuta a galla dopo le pressioni del senatore Edward Markey, che ha criticato duramente la mancanza di trasparenza da parte dell’azienda. Durante l’audizione, il Chief Safety Officer di Waymo ha inizialmente dichiarato di non conoscere la distribuzione geografica degli operatori, suscitando ulteriore irritazione tra i membri del Congresso.

Anche il deputato Buddy Carter ha chiesto un’indagine formale al Dipartimento dei Trasporti per fare luce sulla questione. Il fatto che veicoli autonomi che circolano sulle strade americane siano in parte monitorati da personale all’estero ha sollevato interrogativi sulla sicurezza nazionale e sulla gestione di eventuali emergenze legate a incidenti o errori meccanici.

Cosa fanno esattamente gli operatori di Waymo

Waymo ha voluto chiarire il ruolo dei lavoratori umani nella gestione dei robotaxi affermando che gli operatori non controllano direttamente i veicoli, ma forniscono quella che viene definita guidance, ovvero indicazioni di supporto allo stesso in situazioni delicate o complesse per l’algoritmo. Il sistema autonomo mantiene il controllo finale e può decidere di ignorare i suggerimenti umani. Ryan McNamara, Head of Global Operations di Waymo, ha voluto chiarire così il ruolo degli agenti remoti dell’azienda:

“Gli agenti [di assistenza remota] di Waymo forniscono consulenza e supporto al conducente Waymo, ma non controllano, sterzano o guidano direttamente il veicolo.”

Secondo le guide operative dell’azienda (mostrate nella figura sottostante), la divisione dei compiti segue una logica precisa secondo cui gli operatori statunitensi intervengono nei casi più critici, come incidenti stradali o interazioni con le forze dell’ordine. Quelli nelle Filippine gestiscono invece attività considerate meno sensibili, come la verifica della presenza di passeggeri a bordo o la proposta di percorsi alternativi in caso di ostacoli.

La questione della latenza

Un elemento centrale del dibattito però riguarda i tempi di risposta. Waymo ha rivelato che la latenza è di circa 150 millisecondi per i centri negli Stati Uniti e 250 millisecondi per quelli nelle Filippine. L’azienda ha paragonato questi tempi alla durata di un battito di ciglia, sostenendo che non incidano sulla sicurezza delle operazioni.

Waymo ha inoltre rivelato l’esistenza di uno strumento chiamato nudge a 2 mph, che consente a un operatore americano di far avanzare lentamente un veicolo fermo in determinate situazioni. Tuttavia, secondo l’azienda, tale funzione non sarebbe mai stata utilizzata al di fuori delle sessioni di addestramento.

Dati chiave ancora segreti

Nonostante le spiegazioni fornite, Waymo ha mantenuto riservati diversi dati chiave relativi al funzionamento del sistema di assistenza remota. Questa reticenza dell’azienda, non fa altro che continuare ad alimentare le critiche e le perplessità di chi chiede maggiore trasparenza su una tecnologia che opera quotidianamente sulle strade pubbliche americane.

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