Un nuovo studio olandese pubblicato su ResearchGate, ha messo alla prova Garmin vivosmart 4 per capire se i dati relativi alla variabilità della frequenza cardiaca siano affidabili o meno. I risultati sono altalenanti: se l’utente è fermo o sta dormendo i dati sono corretti, ma quando l’utente è in movimento e si sta allenando, allora l’attendibilità diventa un problema. Quello che è ancora più significativo e che lo stesso identico smartwatch può essere preciso su una persona e completamente sballato su un’altra.
L’HRV (Heart Rate Variability, variabilità della frequenza cardiaca), la variabilità della frequenza cardiaca, è diventata il numero magico degli smartwatch moderni. Tutte le app di fitness le utilizzano per dire all’utente se ha recuperato dopo un allenamento, o dopo una giornata impegnativa, o se viceversa è il caso di prendersi una giornata di riposo. E se i dati non sono affidabili?
I ricercatori della Vrije Universiteit di Amsterdam hanno fatto indossare a 62 persone due dispositivi contemporaneamente per 24 ore: un Garmin vivosmart 4 al polso e un elettrocardiografo medicale sul petto, considerato il riferimento assoluto per queste misurazioni. Hanno raccolto quasi mille ore di dati durante la vita quotidiana: sonno, lavoro, camminate, momenti di riposo. Durante la giornata, i partecipanti indicavano sul telefono cosa stavano facendo: seduti, in piedi, sdraiati. Lo smartwatch Garmin intanto registrava automaticamente quando si muovevano e quando dormivano. Poi hanno confrontato i dati raccolti dei due dispositivi per capire quando il dispositivo Garmin era preciso e quando sbagliava.
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Quando i dati funzionano
Il problema principale è il movimento. Quando non ci sono passi rilevati, l’errore del Garmin sulla frequenza cardiaca media è minimo, circa il 2%. Con movimento l’errore sale a 6%, un dato tutto sommato accettabile. Con l’HRV però le cose diventano decisamente complicate, visto che da fermo l’errore è già del 26% ma quando l’utente è in movimento tale dato schizza al 42%. E per alcuni parametri più complessi si parla addirittura del 74%.
Di fatto se state correndo, o anche solo camminando velocemente, i dati relativi al valore HRV che vengono mostrati sullo schermo sono poco più che una stima approssimativa. Il sensore ottico fatica a distinguere il segnale vero dalle vibrazioni e dai movimenti del polso. Per fare un esempio concreto, è un po’ come cercare di misurare con un righello qualcosa che continua a muoversi.
Durante il sonno, quando il corpo è fermo e rilassato, lo smartwatch Garmin diventa decisamente più preciso, con l’errore sulla frequenza cardiaca che si attesta all’1% e quello sull’HRV che si stabilizza al 21%. Un dato nel complesso accettabile, se consideriamo che parliamo di un sensore commerciale paragonato a uno strumento medicale.
Ecco perché la maggior parte delle applicazioni misura il recupero sulla base del sonno, visto che è il momento in cui i dati sono più affidabili. Usare i dati notturni per il calcolo dell’HRV non è però tecnicamente corretto, visto che stare svegli e rilassati è decisamente diverso dal dormire, visto che le diverse fasi del sonno influenzano in maniera complessa la variabilità della frequenza cardiaca.
La ricerca ha evidenziato come anche la postura sia un fattore determinante: se l’utente è seduto o sdraiato l’errore è del 31%, ma se sta in piedi tale errore sale al 41%, anche senza muoversi attivamente, Anche lo stare semplicemente in piedi introduce micro-movimenti muscolari e variazioni nella pressione del dispositivo, capaci di influenzare negativamente i dati raccolti. Ecco perché, se volete ottenere una misura affidabile dell’HRV durante il giorno dovete essere seduti o sdraiati, meglio se con il braccio appoggiato.
Il funzionamento imprevedibile
L’aspetto più bizzarro, e per certi versi preoccupante, dell’intero studio, riguarda la differenza tra le persone. Analizzando singolarmente i dati raccolti, i ricercatori hanno scoperto che per alcune persone il valore dell’HRV era sottostimato di quasi 100 millisecondi, mentre per altre il dato veniva sovrastimato. Lo stesso dispositivo poteva introdurre errori variabili tra il 18 e il 59% a seconda di chi lo indossava.
Questo significa che due persone con lo stesso smartwatch e nelle stesse condizioni, possono ottenere livelli di precisione completamente diversi. Probabilmente dipende dal tono della pelle, dallo spessore cutaneo, da quanto stretto viene indossato il dispositivo, dalla circonferenza del polso. Il problema è che non sapete in quale categoria ricadete: il vostro Garmin potrebbe essere molto preciso o molto impreciso, e non c’è modo di saperlo senza confrontarlo con uno strumento medicale.
Se usate lo smartwatch per monitorare il vostro recupero, i dati emersi da questo studio chiariscono alcuni limiti importanti, senza risultare catastrofici. I dati raccolti durante il sonno sono mediamente affidabili e le l’HRV notturna è più bassa del solito il motivo è reale. Se però effettuate le misurazioni di giorno, i dati ottenuti vanno presi necessariamente con le dovute cautele. Assicuratevi di restare fermi e sdraiati per almeno 5 minuti, e non confrontate i vostri valori con quelli di altre persone, visto che le differenze individuali di precisioni rendono queste comparazioni sostanzialmente inutili.
Lo smartwatch va quindi utilizzato per seguire i trend nel tempo piuttosto che per ottenere misurazioni istantanee di assoluta precisione. Una HRV in calo costante è sintomo di qualche problema che dovrete risolvere, ma se un vostro amico, con lo stesso smartwatch, ha un HRV superiore, non significa che stia meglio di voi. Magari il suo Garmin misura in modo diverso dal vostro.
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