Nelle ultime settimane è tornata a circolare con insistenza l’ipotesi di un canone Rai più leggero a partire dal 2027, con la cifra di 70 euro rimbalzata da un titolo all’altro come se fosse già scritta nelle bollette dell’anno prossimo.
A guardare il testo che ha riacceso la discussione, ovvero un emendamento alla riforma del servizio pubblico in esame al Senato, il quadro è però molto meno definito di così. Vediamo nel dettaglio cosa prevede davvero e cosa manca perché il taglio diventi realtà.
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Cosa dice l’emendamento
La proposta porta la firma dei relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia, e non stabilisce né uno sconto di 20 euro né una data da cui applicarlo; quello che introduce è piuttosto una condizione, perché un’eventuale riduzione del canone potrà avvenire soltanto se lo Stato troverà altre forme di finanziamento pubblico in grado di compensare le entrate che verrebbero a mancare alla Rai.
Il beneficio per le famiglie, in parole povere, resta legato a una decisione successiva e a risorse ancora tutte da individuare.
A chiarire il senso della norma è stato lo stesso Rosso nella seduta del 23 settembre, come riportato nel resoconto parlamentare, spiegando che l’obiettivo è dare stabilità al finanziamento della Rai attraverso un obbligo di compensazione nel caso in cui si scelga di abbassare l’importo. Va detto che la facoltà di modificare il canone esiste già oggi, per cui la vera novità sta tutta nel vincolo sulle risorse sostitutive.
Il tema è politicamente caldo, e lo conferma il fatto che l’emendamento sia arrivato, come riferito da Radiocor, a pochi giorni dalla proposta sul bollo auto, sollevando la reazione di tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che in una nota hanno scritto: “Si continua a volere dunque una Rai al guinzaglio. Chiediamo che il Parlamento rispetti seriamente le indicazioni dell’Unione europea“.
Perché i 70 euro sono ancora un’ipotesi
Il passaggio da 90 a 70 euro si tradurrebbe effettivamente in 20 euro all’anno risparmiati da ogni famiglia, ma per il momento resta uno scenario e non una cifra acquisita. Il precedente, del resto, esiste ed è recente, dato che nel 2024 il canone era già sceso a 70 euro, salvo poi tornare a 90 nel 2025 in assenza di una copertura nella legge di bilancio; e anche in quel caso, lo Stato aveva riconosciuto alla Rai un contributo da 430 milioni di euro proprio per bilanciare le minori entrate.
C’è poi un iter parlamentare tutt’altro che concluso, visto che secondo la scheda del Senato, aggiornata al 30 settembre 2026, la riforma era ancora all’esame della Commissione. Per diventare legge dovrà essere approvata da entrambe le Camere con lo stesso testo, e il via libera a un emendamento durante i lavori preparatori non cambia di un centesimo quanto dovuto dai contribuenti.
Badate bene che nemmeno l’approvazione definitiva della riforma basterebbe a fissare il canone a 70 euro, perché servirebbero comunque provvedimenti successivi che stabiliscano l’importo, la decorrenza e soprattutto il modo in cui finanziare la riduzione.
Chi paga davvero il taglio e cosa cambia in bolletta
Nel caso in cui lo Stato compensasse per intero le minori entrate, la Rai continuerebbe a disporre delle stesse risorse, ma una parte del suo finanziamento si sposterebbe sulla fiscalità generale; le famiglie verserebbero meno in modo diretto, mentre il bilancio pubblico dovrebbe farsi carico della differenza attingendo ad altre voci.
Anche la formula dello sconto sulla bolletta della luce, che si legge spesso in questi giorni, merita una precisazione. Il canone viene riscosso attraverso la fattura elettrica, ma un suo eventuale abbassamento toccherebbe soltanto quella voce fiscale e non il prezzo dell’energia consumata, per cui non avrebbe alcun effetto sulle tariffe; allo stesso modo, la bolletta resta solo il canale con cui il tributo viene incassato, mentre l’obbligo di pagarlo continua a dipendere dal possesso di un televisore, a prescindere dai canali che si guardano.
Per quest’anno, intanto, non cambia nulla, dato che il canone 2026 resta fissato a 90 euro, addebitati nelle bollette elettriche in dieci rate mensili da 9 euro tra gennaio e ottobre, calendario che la discussione parlamentare non ha toccato.
Prima di poter parlare di un risparmio concreto per il 2027 serviranno dunque una decisione esplicita sul taglio e le risorse per coprirlo, elementi che andranno cercati nei prossimi provvedimenti, a partire dalla legge di bilancio. Vi terremo aggiornati.
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