Nato nel 1909 tra le pagine sportive della Gazzetta dello Sport, il Giro d’Italia è diventato in poco più di un secolo una delle manifestazioni ciclistiche più amate e seguite al mondo. La prima edizione, vinta da Luigi Ganna su otto tappe e 2.448 chilometri, era poco più di un’avventura. Oggi la Corsa Rosa è un evento globale che attraversa regioni, valichi alpini leggendari e città d’arte, portando con sé un carico di storie, eroi e imprese impossibile da eguagliare.

Fausto Coppi e Gino Bartali. Eddy Merckx e Felice Gimondi. Marco Pantani che scala il Mortirolo come se volasse. Quella maglia rosa, il colore del giornale che la creò, ha vestito i campioni di ogni epoca. E ogni anno, a maggio, l’Italia si ferma un momento per seguire la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo.

L’edizione 2026 è la 109ª della storia. Porta con sé novità importanti, assenze pesanti, e la promessa di una battaglia tra il danese più forte del momento e il giovane italiano che sogna di ridare al ciclismo tricolore le emozioni che mancano da troppo tempo.

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Il Percorso: Dalla Bulgaria a Roma

Per la prima volta in assoluto nella storia della Corsa Rosa, la Grande Partenza avviene in Bulgaria. Si tratta della sedicesima partenza estera nella storia del Giro d’Italia, una scelta sempre più marcata verso l’internazionalizzazione della manifestazione. Il sipario si alza domani 8 maggio dalla millenaria Nessebar, città UNESCO affacciata sul Mar Nero, e si chiude il 31 maggio con la tradizionale passerella finale a Roma, per il quarto anno consecutivo.

Il percorso totale misura 3.468 chilometri su 21 tappe, con un dislivello complessivo di circa 48.700 metri e tre giorni di riposo che scandiscono le tre settimane di fatica. La filosofia di questa edizione è chiara: non ci sono vere tappe di transizione. Anche le frazioni apparentemente più tranquille nascondono trabocchetti, salite nervose, tratti tecnici. La selezione avviene per logoramento, giorno dopo giorno.

La prima settimana: Bulgaria e Sud Italia

Le prime tre tappe si svolgono interamente in Bulgaria, prima del trasferimento in Italia. La tappa 1 (Nessebar–Burgas, 156 km) è una frazione di apertura adatta agli sprinter, con soli 500 metri di dislivello. La tappa 2 (Burgas–Veliko Tarnovo, 220 km) è invece già più selettiva, con 2.600 metri di dislivello, e potrebbe vedere le prime schermaglie tra i più attivi. La tappa 3 (Plovdiv–Sofia, 174 km) chiude il blocco bulgaro con 1.600 metri di salite, prima del trasferimento aereo verso la Calabria.

Il rientro in Italia avviene il 12 maggio da Catanzaro. Il percorso risale quindi la penisola lungo l’asse tirrenico e adriatico, con tappe adatte ai velocisti ma anche qualche arrivo mosso che non lascerà mai il gruppo dormire tranquillo.

La settima tappa: Blockhaus, il primo giudice

Il primo vero banco di prova per la classifica generale arriva con la tappa 7 Formia–Blockhaus (244 km). Si tratta di una delle tappe più lunghe dell’intero Giro: 244 chilometri con il finale sulla salita abruzzese del Blockhaus, storico teatro di battaglie epiche. La lunghezza della tappa rende la giornata ancora più selettiva di un normale arrivo in quota. Chi arriva in cima con le gambe migliori manderà un segnale chiarissimo a tutto il gruppo.

La cronometro di Viareggio–Massa: la prova del nove

La tappa 10 (cronometro Viareggio–Massa, 42 km) è la sola prova contro il tempo di questa edizione. Arriva dopo un giorno di riposo, il che significa che i corridori si presentano al via riposati, senza alibi. Quarantadue chilometri su strada pianeggiante: un test brutale che separa con precisione chirurgica gli scalatori puri dagli uomini di classifica completi. Chi perde minuti qui difficilmente li recupererà.

La terza settimana: le Alpi decidono tutto

La terza settimana è quella che decide il Giro. Dopo un secondo giorno di riposo, le frazioni alpine mettono in fila alcune delle salite più dure e iconiche d’Italia.

La tappa 19 (Feltre–Alleghe/Piani di Pezzè, 151 km) è la tappa di alta quota per antonomasia, con 5.000 metri di dislivello concentrati in poco più di 150 chilometri. Un massacro pianificato.

La tappa 20 (Gemona del Friuli–Piancavallo, 199 km) è l’ultimo grande giudice prima di Roma. Il percorso attraversa l’epicentro del terribile terremoto del Friuli del 1976 in un omaggio silenzioso, prima che il Piancavallo venga scalato per ben due volte — 13 chilometri all’8% di pendenza media — in un finale che annichilisce le gambe e la testa. Non è un caso che proprio qui, nel 1998, Marco Pantani abbia vinto una tappa indimenticabile prima di conquistare l’intero Giro.

La tappa 21 è la passerella finale di Roma: 131 km, con un circuito nel centro storico che passa per Ostia e abbraccia i monumenti della Città Eterna. Tradizionalmente non cambia le classifiche, ma regala un finale degno di questa storia centenaria.

La Cima Coppi: il Passo Giau

Ogni anno, la vetta più alta scalata nel corso del Giro riceve il titolo di Cima Coppi, in omaggio al Campionissimo che fu il dominatore assoluto della corsa negli anni Quaranta e Cinquanta. Per l’edizione 2026, il titolo spetta al Passo Giau, a 2.233 metri di altitudine nel cuore delle Dolomiti. Il Giau è una delle salite più belle e fotografate delle Alpi orientali, con i suoi tornanti che salgono dolci ma inesorabili tra le rocce bianche e i prati verdi, con le guglie dolomitiche che incombono sullo sfondo. Scalarlo in corsa, con le gambe stremate da tre settimane di gara, è un’altra cosa ancora.

La Montagna Pantani

Accanto alla Cima Coppi, il Giro assegna ogni anno un secondo premio speciale: la Montagna Pantani, dedicata al “Pirata” di Cesenatico, il corridore più amato e maledetto del ciclismo italiano. Marco Pantani vinse il Giro nel 1998 realizzando la storica doppietta con il Tour de France, impresa che prima di lui era riuscita solo a Coppi e Merckx, e che dopo di lui nessuno aveva replicato fino a Tadej Pogacar nel 2024. Quest’anno il premio si assegna a chi conquisterà i Piani di Pezzè, la salita conclusiva della diciannovesima tappa.

Nella galleria sottostante trovate l’altimetria di tutte e 24 le salire del Giro d’Italia 2026.

Le Quattro Maglie in Palio

Il Giro d’Italia non è solo una corsa: è quattro gare in una. Ogni giorno, quattro corridori indossano una maglia speciale che racconta una storia diversa.

La Maglia Rosa — Classifica Generale

È la maglia più famosa, quella che tutti vogliono. La indossa il corridore con il tempo totale più basso, somma di tutte le tappe. Il colore è quello della Gazzetta dello Sport, il giornale fondatore della corsa. Vincerla significa entrare nella storia del ciclismo. Tra i vincitori delle ultime edizioni ricordiamo Primoz Roglic (2023), Tadej Pogacar (2024) e Simon Yates (2025).

La Maglia Ciclamino — Classifica a Punti

Il ciclamino premia il corridore più prolifico ai traguardi volanti e negli arrivi di tappa. È tradizionalmente la maglia degli sprinter, coloro che sfoderano potenza esplosiva nel finale delle frazioni pianeggianti. Non è però una classifica banale: richiede costanza e presenza nelle tre settimane di corsa.

La Maglia Azzurra — Gran Premio della Montagna

La maglia del cielo premia il miglior scalatore. Ogni GPM (Gran Premio della Montagna) mette in palio punti, con coefficienti diversi a seconda della difficoltà. Chi vuole questa maglia deve essere presente, attaccare, arrivare per primo sulle vette. Spesso la indossano corridori da fuga che si smarcano sul selciato verticale.

La Maglia Bianca — Classifica Giovani

Riservata ai corridori nati dopo il 1° gennaio 2001, premia il miglior under-25 in classifica generale. Negli anni recenti è diventata una delle classifiche più seguite, perché spesso la indossa il campione di domani, magari lo stesso che, qualche anno dopo, vestirà il rosa.

 

I Favoriti per la Maglia Rosa

Jonas Vingegaard — Il predestinato

Il nome che campeggia su tutti i radar è quello di Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike). Il danese di 29 anni si presenta al via con un obiettivo preciso: completare la cosiddetta Tripla Corona, vincendo tutti e tre i Grandi Giri. Ha già conquistato il Tour de France (due volte) e la Vuelta a España. Il Giro d’Italia è l’unico tassello mancante nella sua collezione.

Vingegaard arriva con una squadra costruita intorno a lui. Al suo fianco ci sono Sepp Kuss (vincitore della Vuelta 2023) e il giovane Davide Piganzoli, un italiano che però si sacrificherà per la causa comune. La Visma ha dimostrato in più occasioni di saper controllare le corse con autorità, sfruttando la superiorità numerica nelle salite decisive.

Il percorso gli calza a pennello: la cronometro di 42 km è la più lunga della corsa e Vingegaard, pur non essendo uno specialista, è tra i migliori scalatori-cronoman del mondo. La terza settimana con il Giau, il Piancavallo e i tapponi alpini è il suo terreno preferito. Se arriva in buone condizioni al penultimo weekend, sarà difficile fermarlo.

Giulio Pellizzari — Il sogno italiano

Il grande rivale è uno di casa. Giulio Pellizzari (Red Bull – Bora – Hansgrohe) ha 22 anni, viene da Camerino nelle Marche, e già lo chiamano “il Duca”. Si presenta al Giro reduce dalla vittoria al Tour of the Alps, segnale evidente di una forma strepitosa. L’anno scorso aveva chiuso sesto nella classifica finale, un risultato già straordinario per un giovanissimo al debutto ad alti livelli. Quest’anno l’obiettivo dichiarato è il podio, ma tutti sanno che se la corsa dovesse indirizzarsi nel modo giusto, Pellizzari potrebbe puntare in alto.

La sua squadra è competitiva: con lui ci sono Jai Hindley (vincitore del Giro 2022, ottimo gregario di lusso) e Aleksandr Vlasov, un corridore capace di lavorare in salita ad altissimo livello e di liberare energia nelle tappe decisive. La strategia della Red Bull Bora dovrà essere offensiva: aspettare Vingegaard significa accettare il suo terreno, quello delle ultime centinaia di metri. Pellizzari deve colpire prima, forzare i ritmi, obbligare la Visma a consumare risorse preziose.

Jai Hindley — Il campione in seconda

Jai Hindley (Red Bull – Bora – Hansgrohe) è tecnicamente anche lui un capitano. L’australiano ha vinto il Giro nel 2022 e conosce la corsa meglio di chiunque altro in squadra. A seconda di come si metterà la classifica nella prima settimana, potrebbe rivelarsi una carta importantissima, soprattutto nelle tappe in cui la Red Bull ha bisogno di qualcuno che controlli i movimenti della Visma sul Blockhaus.

Adam Yates — La sorpresa silenziosa

Adam Yates (UAE Team Emirates XRG) non fa proclami, ma i suoi numeri parlano chiaro. Il gemello del vincitore del Giro 2025 Simon Yates (che si è ritirato dalle competizioni dopo quell’impresa) è un corridore capace di grandi corse a tappe. Non ha le caratteristiche di Vingegaard nelle prove contro il tempo, ma è un finisseur letale e un corridore con una testa fredda straordinaria. Con il forfait di João Almeida e Richard Carapaz, la UAE si affida a lui come carta principale.

Egan Bernal — Il ritorno del campione

La storia di Egan Bernal (Netcompany Ineos) è una delle più commoventi dello sport recente. Vincitore del Tour de France 2019 e del Giro 2021, il colombiano era stato vittima nel 2022 di un incidente stradale devastante che lo aveva portato vicinissimo alla fine della carriera — e della vita. Il recupero è stato lentissimo, doloroso, pieno di incertezze. Oggi Bernal è tornato a correre ad altissimo livello. Il settimo posto del 2025 è stato un segnale importante. Quest’anno punta al podio con rinnovata determinazione.

Gli Italiani in Gara

Il ciclismo italiano vive un momento di grande fermento, con una nuova generazione che sta emergendo con forza. Ecco i nomi azzurri da seguire con attenzione. Oltre a Giulio Pellizzari che come già detto è chiaramente il riferimento per la classifica generale, ci sono tanti altri italiani pronti a lasciare il segno.

Filippo Ganna (Netcompany Ineos) è il corridore italiano più atteso nelle prove contro il tempo. Il piemontese, quattro volte campione del mondo a cronometro, ha già cerchiato in rosso la tappa 10 Viareggio–Massa (42 km). Su quella strada, su quel terreno, è semplicemente l’uomo da battere. Nella sua carriera al Giro ha già vinto tappe cronometro con margini imbarazzanti. Sarà particolarmente motivato anche dall’arrivo nella tappa che passa per Verbania, zona a lui cara.

Jonathan Milan (Lidl-Trek) è il velocista di riferimento dell’Italia. Il friulano ha già dimostrato in edizioni precedenti di saper vincere tappe al Giro e costruire classifica a punti giorno dopo giorno. Nel 2026 si è già messo in mostra con sei vittorie stagionali prima della partenza. È il candidato principale alla maglia ciclamino, con una potenza di sprint e un trend di squadra che non ha rivali tra i velocisti italiani.

Giulio Ciccone (Lidl-Trek) è l’uomo delle montagne. Lo scalatore abruzzese ha già indossato la maglia azzurra in passato e conosce perfettamente i segreti delle grandi salite. In questa edizione punta nuovamente alla classifica della montagna, cercando di animare le tappe chiave con attacchi e fughe che gli permettano di raccogliere punti GPM. Ciccone è un corridore capace di grandi giornate e di azioni solitarie che rendono la corsa bellissima da guardare.

Davide Piganzoli (Visma | Lease a Bike) è uno degli under 25 italiani più interessanti, ma in questa corsa si sacrificherà per Vingegaard. Il suo ruolo di gregario di lusso per il capitano danese è tuttavia un segno di quanto la squadra corra su di lui.

Gli Outsider da Non Sottovalutare

In un Giro con pochi favoriti chiari, lo spazio per le sorprese è ampio. Questi i ciclisti da tenere d’occhio:

Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale) è un corridore capace di risultati importanti nelle corse a tappe alpine. L’austriaco ha le caratteristiche per inserirsi nella lotta per il podio se dovesse trovare la giornata giusta.

Ben O’Connor (Decathlon AG2R La Mondiale) è un corridore imprevedibile, capace di attacchi lontani e fughe solitarie. Non ha le qualità a cronometro dei migliori, ma sa come vivere sulle montagne ed è pericolosissimo nelle tappe in linea.

Thymen Arensman (Netcompany Ineos), già sesto nel 2023 e nel 2024, è un corridore di classifica che spesso vola sotto i radar fino a quando non è troppo tardi per fermarlo. Con Bernal come capitano dichiarato, potrebbe rivelarsi una sorpresa se i valori in salita dovessero premiarlo.

Enric Mas (Movistar) è uno scalatore con un passato di alto livello che cerca riscatto. Santiago Buitrago (Bahrain Victorious) è un colombiano esplosivo che spesso fa male nelle tappe più selvagge. Derek Gee (Lidl-Trek) arriva dal quarto posto del 2025 e vorrà fare ancora meglio.

I Favoriti per Ogni Maglia

Maglia Rosa

★★★★★ Jonas Vingegaard — favorito assoluto, struttura di squadra superiore, percorso adatto. ★★★★ Giulio Pellizzari — il principale rivale, gioca in casa, forma strepitosa. ★★★★ Jai Hindley — outsider di lusso, già vincitore, conosce la corsa. ★★★ Adam Yates, Egan Bernal, Ben O’Connor, Felix Gall, Thymen Arensman — per il podio o per sorprendere.

Maglia Ciclamino

★★★★★ Jonathan Milan — favorito netto. Velocità, esperienza, tren di squadra. ★★★ Kaden Groves — il più pericoloso tra gli sprinter puri, adatto alle tappe mosse. ★★ Paul Magnier, Dylan Groenewegen, Pascal Ackermann— velocisti da non sottovalutare.

Maglia Azzurra

★★★★ Giulio Ciccone — scalatore da fuga, ha già indossato questa maglia. ★★★ Jonas Vingegaard — se punta ai GPM nelle tappe di alta montagna, nessuno può fermarlo. ★★ Felix Gall, Ben O’Connor — scalatori che animano le fughe.

Maglia Bianca

★★★★★ Giulio Pellizzari — il grande favorito, under 25 e candidato al podio assoluto. ★★★ Jan Christen(UAE) — talento purissimo svizzero, ma senza ambizioni di classifica. ★★ Mathys Rondel (Tudor), António Morgado (UAE) — outsider interessanti.

Il Contesto: Dopo il 2025 di Simon Yates

Vale la pena ricordare da dove veniamo. Il Giro d’Italia 2025, vinto da Simon Yates, era stato uno dei più appassionanti degli ultimi anni. Il britannico aveva superato il messicano Isaac Del Toro e l’ecuadoriano Richard Carapaz in una corsa partita dall’Albania. La grande partenza era avvenuta a Durazzo, con tappe che avevano toccato Slovenia, Vaticano e sedici regioni italiane, prima di concludersi a Roma. La Cima Coppi 2025 era stato il Colle delle Finestre, con i suoi famigerati 8 chilometri di sterrato a 2.178 metri.

Il vincitore del 2024, Tadej Pogacar, non sarà al via del 2026. Il campione del mondo sloveno si concentra infatti sul Tour de France. La sua assenza, unita al forfait di Carapaz e Almeida, rende il cast meno stellare rispetto agli anni precedenti, ma non per questo meno interessante. Anzi: Vingegaard contro Pellizzari, il danese contro l’italiano, l’esperienza contro la gioventù, è una di quelle narrazioni che il ciclismo sa confezionare meglio di qualunque altra disciplina sportiva.

Dove e Come Seguire il Giro

La copertura televisiva in Italia è affidata alla Rai, che trasmetterà tutte e 21 le tappe in chiaro tra Rai 2 e Rai Sport, con la diretta delle fasi decisive e degli arrivi. Su RaiPlay è disponibile anche lo streaming gratuito, accessibile da qualsiasi dispositivo. Per chi vuole la copertura completa dall’inizio alla fine di ogni tappa, il riferimento è Eurosport, che è incluso nelle offerte di Amazon Prime Channels, DAZN, TimVision.

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