C’è un momento, nella crisi di un colosso industriale, in cui i comunicati stampa iniziano a somigliare a un esercizio di equilibrismo linguistico. E poi c’è Volkswagen, che nello stesso periodo in cui pianifica il taglio di circa 100.000 posti di lavoro in Europa, annuncia con tutta la solennità del caso l’assunzione di 100 nuovi elementi nello stabilimento polacco di Września. Il dettaglio, tutt’altro che secondario, è che i nuovi arrivati sono pecore, e a nessuna di loro è stato chiesto di firmare un contratto di apprendistato.
Il compito affidato al gregge è tenere sotto controllo la vegetazione al di sotto di uno degli impianti fotovoltaici industriali on-site più grandi d’Europa, oltre 31.000 pannelli solari per una potenza installata di 18,3 MW, sufficiente a coprire circa un quarto del fabbisogno energetico annuo della fabbrica. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Volkswagen Poznań e Quanta Energy, e sostituisce il tradizionale sfalcio meccanico dell’erba con il pascolo controllato, senza l’impiego di macchinari, carburante o, evidentemente, buste paga.
Le pecore in questione non sono state scelte a caso: appartengono alla razza Wielkopolska, autoctona polacca e tutelata da un programma di conservazione delle risorse genetiche, il che le rende, con ogni probabilità, l’unico membro dell’organico Volkswagen che il gruppo abbia interesse a tutelare attivamente in questo momento. Gli allevatori che le supervisionano raccontano che il gregge si è ambientato rapidamente, dividendosi spontaneamente in piccoli gruppi durante il pascolo, un comportamento che viene descritto come segno di tranquillità. Considerato il contesto aziendale che le circonda, viene da chiedersi se non sia semplicemente il gregge più informato su come stanno andando le cose in Volkswagen.
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Dietro la battuta facile, un progetto di ricerca vero
Tolta l’ironia del tempismo, l’iniziativa non è propriamente un semplice esercizio di marketing. I ricercatori dell’Università di Scienze della Vita di Poznań stanno studiando gli effetti dell’agrivoltaico sul benessere animale, sul microclima, sul suolo e sulla vegetazione, verificando in particolare se l’ombra proiettata dai pannelli riduca lo stress da calore per gli animali durante l’estate. I pannelli offrono riparo, le pecore concimano naturalmente il terreno con quello che ci si aspetta concimino, e l’assenza di pesticidi trasforma l’area in un piccolo rifugio per impollinatori e altri insetti. Volkswagen, va detto, non è nuova a questo genere di soluzioni: uno schema simile è già attivo nello stabilimento di Chattanooga, negli Stati Uniti, dove circa 50 pecore si occupano della manutenzione sotto oltre 33.600 pannelli solari.
Resta il fatto che la tempistica della notizia, arrivata proprio mentre l’azienda affronta la riorganizzazione più dolorosa della sua storia recente, ha inevitabilmente acceso più di qualche commento tagliente sui social. Difficile biasimare chi ha notato il contrasto: da una parte migliaia di famiglie che si interrogano sul proprio futuro lavorativo, dall’altra un gregge che pascola tranquillo sotto pannelli solari da 800 milioni di euro di investimento complessivo nello stabilimento. Il progetto pilota, in ogni caso, non prevede alcun costo per il pubblico: le pecore resteranno nell’impianto di Września fino all’autunno, sotto la supervisione degli allevatori dell’azienda ovina incaricata, prima di un’eventuale valutazione su un’estensione dell’iniziativa ad altri stabilimenti del gruppo in Europa.
Crediti per le immagini: Quanta Energy
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