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Fusione nucleare: finalmente ci siamo?

Le centrali nucleari correntemente in uso sfruttano una reazione chiamata fissione nucleare e, seppur consente di raggiungere elevati livelli produttivi di energia, porta con se gli svantaggi di una pericolosità molto elevata, di creazione di molti rifiuti radio attivi e e uno scetticismo da parte delle persone. La fusione nucleare invece permetterebbe di accrescere enormemente la qualità di energia generata producendo praticamente zero rifiuti.

Fino a ora però non si è stati in grado di raggiungere dei risultati incoraggianti nei vari test che sono stati condotti. Di fatto, l’ammontare di energia derivante dalla fusione nucleare non è tanto elevata rispetto a quella immessa per generare la reazione. Tuttavia, una nuova scoperta fatta dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) potrebbe cambiare le carte in tavola.

Utilizzando anche una piccolissima quantità di elio-3 (1%) in combinazione con l’idrogeno e il deuterio, sono riusciti a ricavare circa dieci volte la quantità di energia finora raggiunta. Il risultato raggiunto è ancora più incredibile se si pensa che il test fatto dai ricercatori del MIT è stato praticamente in scala rispetto a quelli realizzati in precedenza, per cui l’accrescimento di energia in uscita potrebbe essere ancora più alta.

La fusione nucleare permetterebbe di avere la potenza del sole nel palmo delle mani

Per chi non lo sapesse, la fusione nucleare è una pratica che per noi è ancora estremamente nuova ma che, per ogni stella dell’universo, è una cosa comune. Il Sole ad esempio sfrutta la fusione nucleare per generare ogni singolo secondo tutta l’energia utile a riscaldare la Terra e gli altri pianeti del Sistema Solare.

Se riuscissimo a sfruttare la fusione nucleare perla produzione di energia, non ci sarebbe più bisogno di petrolio, gas, energia eolica, pannelli solari e tutti gli altri sistemi che utilizziamo correntemente adesso. Di fatto, citando una frase del Dr. Octopus di Spider Man, avremmo “la potenza del sole nel palmo delle nostre mani“.

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