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Bose spia i propri clienti attraverso l’app Bose Connect?

Bose Connect

Bose rappresenta una delle realtà più importanti quando si parla di impianti audio, di auricolari o comunque di oggetti legali alla riproduzione di audio. Per questa ragione l’accusa mossa da Kyle Zak e dal suo avvocato Christopher Dore presso il tribunale di Chicago circa la possibilità che il colosso dell’hi-tech spii i propri utenti attraverso l’app Bose Connect ha fatto molto scalpore.

L’accusa nei confronti di Bose si basa sulla sospetta attività di frode e violazione della privacy ai danni degli utenti delle sue cuffie wireless. In parole povere, della possibilità che l’app Bose Connect collezioni dati privati degli utenti inviandoli poi a servizi terzi, come ad esempio Segment.io.

Se effettivamente dovesse essere dimostrata una cosa del genere, non solo si tratterebbe di un danno d’immagine estremamente grande per l’azienda ma anche una multa molto ingente da pagare sia a Christopher Dore che a tutti gli altri che si aggiungeranno alla causa.

Bose Connect e le autorizzazioni richieste

C’è da dire che, in fase di installazione, l’applicazione in questione non richiede autorizzazioni particolari all’utente (Play Store):

  • collegamento a un servizio di accessibilità
  • visualizzazione connessioni di rete
  • accoppiamento con dispositivi Bluetooth
  • accesso alle impostazioni Bluetooth
  • accesso di rete completo

Al momento non è stata annunciata una sentenza e sicuramente torneremo sull’argomento non appena avremo a disposizione maggiori informazioni sull’argomento.

Certo è che la sicurezza dei nostri dati viene messa sempre più in discussione col passare del tempo e, dal momento che la quantità di dati è in aumento esponenziale, non è propriamente una buona cosa.

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